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Appel à respecter la tradition humanitaire de la SuissePlusieurs cas concrets montrent qu’il ne s’agit pas de cas isolés regrettables, mais d’une routine effrayante. En voici quelques exemples : • Le cas « Alan » : un destin qui doit nous servir d’avertissement : Alan était engagé politiquement en Turquie au sein d’un parti kurde. Le Tribunal administratif fédéral suisse a affirmé que sa crainte était «manifestement infondée». Résultat : après son expulsion, Alan a été arrêté dès son arrivée à l’aéroport en Turquie. Il est aujourd’hui en prison pour «soutien au terrorisme» présumé. (1) • Le cas de Bahar Yalçınkaya et de ses enfants : La militante politique Bahar Yalçınkaya s’est enfuie en Suisse avec ses enfants. Malgré des risques indéniables pour la famille, ils risquent l'expulsion. (2) • Le cas d’Ahmed Azad Çağan : Ce journaliste kurde s’est réfugié en Suisse pour échapper aux persécutions. Au lieu d’obtenir une protection, il a été placé en détention à Ben vue de son expulsion, malgré les avertissements massifs des organisations internationales de défense des droits humains. (3) • Le cas de Perihan Kaya : La journaliste kurde risque d’être expulsée vers la Croatie (pays Dublin). Des organisations comme Reporters sans frontières (RSF) mettent en garde contre un renvoi en chaîne vers la Turquie, où elle risque plusieurs années de prison. (4) Avec au moins (5) onze autres cas documentés par l’Organisation suisse d’aide aux réfugiés (OSAR) et les Juristes démocrates de Suisse (DJS)*, une chose est claire : ceux qui sont recherchés pour des propos critiques ou leur engagement politique ne bénéficient pratiquement plus d’aucune protection en Suisse. Comme les instances nationales font défaut, nous adressons nos revendications au Conseil des droits de l’homme de l’ONU ainsi qu’au HCR. Agissons ensemble pour la protection des droits humains ! Envoyons ensemble un signal fort en faveur de la tradition humanitaire de notre Suisse. Je vous remercie chaleureusement pour votre attention et votre engagement. Veuillez s'il vous plaît signer cet appel adressé à l’ONU et le transmettre à vos ami·e·s, votre famille et vos connaissances. Sources : • (1): srf.ch kurdische-asylsuchende von der schweiz abgewiesen in der Tuerkei inhaftiert • (2): 20min.ch schweiz schafft kurdin aus in istanbul wird sie sofort verhaftet • (3): ANF News menschenrechte/protest gegen geplante abschiebung von Ahmed Azad Cagan- • (4): Reporter ohne Grenzen Schweiz Der kurdischen Journalistin Perihan Kaya droht Gefängnis bei Rückführung durch die Schweiz impressum.ch Bundesverwaltungsgericht tadelt SEM: Ausschaffung kurdischer Journalistin zurückgewiesen • (5): ANF News Kurdische Aktivistin in der Schweiz von Abschiebung bedroht watson.ch 16 Polizisten für eine Familie: Zwangsausschaffung in Luzern sorgt für Kritik1.471 von 2.000 UnterschriftenGestartet von Peter Sutter
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Migliori condizioni di lavoro per stagiste e stagisti in Ticino!Nel Canton Ticino il salario minimo è attualmente fissato tra i 20 e i 20.50 franchi all'ora. Tuttavia, la legge stessa prevede un'eccezione per la figura della/o "stagista", che non è assoggettata/o a tale garanzia. Riconosciamo che lo stage, per sua natura, non ha uno scopo meramente lucrativo, ma costituisce un momento di formazione e di inserimento professionale. Ciò non giustifica, tuttavia, il fatto che una persona recentemente laureata, dopo anni di studi e investimenti personali, si veda riconosciuta un'indennità che non gli permette nemmeno di coprire le spese essenziali. È legittimo rivendicare che l'indennità per un tirocinio post-laurea sia parametrata al titolo di studio conseguito e al salario minimo cantonale. Una laureata o un laureato con un Bachelor apportano già competenze specifiche e una preparazione professionale che meritano un riconoscimento economico adeguato. Una laureata o un laureato con un Master, che ha approfondito ulteriormente la propria formazione, ha diritto a un'indennità proporzionalmente superiore. Attualmente, nell'Amministrazione cantonale, una/uno stagista durante gli studi di Bachelor e dopo il conseguimento di quest’ultimo percepisce 1’800 franchi al mese per un impiego al 100%, mentre chi ha un Master percepisce 2’000 franchi al mese per lo stesso livello di occupazione. Se paragonate al salario minimo cantonale, che per un impiego a tempo pieno si aggira intorno ai 3’400 franchi mensili, queste indennità rappresentano soltanto il 28-29% per chi ha il Bachelor e il 55-57% per chi ha Master: percentuali ben al di sotto di quanto sarebbe dignitoso riconoscere a una/un giovane laureata/o. Questa dinamica è particolarmente grave in Ticino, dove chi possiede una formazione terziaria percepisce già un salario mediano inferiore del 36,6% rispetto al resto della Svizzera. Vi invitiamo a sostenere questa petizione per costruire un futuro più giusto per le nuove generazioni e per il nostro Cantone.134 von 200 UnterschriftenGestartet von Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti SISA
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Appello a preservare la tradizione umanitaria della SvizzeraDiversi casi concreti dimostrano che non si tratta di singoli episodi deplorevoli, bensì di una routine allarmante; ecco alcuni esempi: • Il caso «Alan»: un destino che fa riflettere: Alan era impegnato politicamente in Turchia a favore di un partito curdo. Il Tribunale amministrativo federale svizzero ha affermato che il suo timore fosse «manifestamente infondato». La conseguenza: dopo la sua espulsione, Alan è stato arrestato direttamente all’aeroporto in Turchia. Oggi si trova in carcere con l’accusa di presunto «sostegno al terrorismo». (1) • Il caso di Bahar Yalçınkaya e dei suoi figli: L’attivista politica Bahar Yalçınkaya è fuggita in Svizzera con i propri figli. Nonostante i rischi innegabili per la famiglia, essi rischiano l’espulsione. (2) • Il caso di Ahmed Azad Çağan: Il giornalista curdo è fuggito in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni. Anziché ricevere protezione, è stato posto in detenzione in vista dell’espulsione a Basilea – nonostante i massicci avvertimenti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani. (3) • Il caso di Perihan Kaya: La giornalista curda rischia l’espulsione verso la Croazia (Stato di Dublino). Organizzazioni come Reporter senza frontiere (RSF) mettono in guardia da un’espulsione a catena verso la Turchia, dove rischia anni di detenzione. (4) Insieme ad almeno (5) altri undici casi documentati dall’Aiuto svizzero ai rifugiati (SFH) e dalle Giuriste democratiche svizzere (DJS)* emerge chiaramente che chi è ricercato a causa di dichiarazioni critiche o di attività politica non riceve quasi più protezione in Svizzera. Poiché le istanze nazionali falliscono, rivolgiamo le nostre richieste al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e all’UNHCR. Agiamo insieme per la tutela dei diritti umani! Diamo insieme un segnale forte a favore della tradizione umanitaria della nostra Svizzera. Vi ringrazio di cuore per la vostra attenzione e il vostro impegno. Vi prego di firmare questo appello rivolto all’ONU e di inoltrarlo ad amici, familiari e conoscenti. Fonti: • 1): srf.ch kurdische-asylsuchende von der schweiz abgewiesen in der Tuerkei inhaftiert • (2): 20min.ch schweiz schafft kurdin aus in istanbul wird sie sofort verhaftet • (3): ANF News menschenrechte/protest gegen geplante abschiebung von Ahmed Azad Cagan- • (4): Reporter ohne Grenzen Schweiz Der kurdischen Journalistin Perihan Kaya droht Gefängnis bei Rückführung durch die Schweiz impressum.ch Bundesverwaltungsgericht tadelt SEM: Ausschaffung kurdischer Journalistin zurückgewiesen • (5): ANF News Kurdische Aktivistin in der Schweiz von Abschiebung bedroht watson.ch 16 Polizisten für eine Familie: Zwangsausschaffung in Luzern sorgt für Kritik602 von 800 UnterschriftenGestartet von Peter Sutter
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Aufruf zur Wahrung der humanitären Tradition der SchweizMehrere konkrete Fälle belegen, dass es sich nicht um bedauerliche Einzelfälle handelt, sondern um eine erschreckende Routine, einige Beispiele: • Der Fall «Alan» Ein warnendes Schicksal: Alan engagierte sich in der Türkei politisch für eine kurdische Partei. Das Schweizer Bundesverwaltungsgericht behauptete, seine Furcht sei «offensichtlich unbegründet». Die Folge: Nach seiner Ausschaffung wurde Alan direkt am Flughafen in der Türkei verhaftet. Er sitzt heute wegen angeblicher «Terrorunterstützung» im Gefängnis. (1) • Der Fall Bahar Yalçınkaya und ihre Kinder: Die politische Aktivistin Bahar Yalçınkaya floh mit ihren Kindern in die Schweiz. Trotz unbestreitbarer Risiken für die Familie droht ihnen die Ausschaffung. (2) • Der Fall Ahmed Azad Çağan: Der kurdische Journalist flüchtete vor Verfolgung in die Schweiz. Anstatt Schutz zu erhalten, wurde er in Basel in Ausschaffungshaft genommen – entgegen massiver Warnungen internationaler Menschenrechtsorganisationen. (3) • Der Fall Perihan Kaya: Der kurdischen Journalistin droht die Abschiebung nach Kroatien (Dublin-Staat). Organisationen wie Reporter ohne Grenzen (RSF) warnen vor einer Kettenabschiebung in die Türkei, wo ihr jahrelange Haft droht. (4) Zusammen mit mindestens (5) elf weiteren von der Schweizerischen Flüchtlingshilfe (SFH) und den Demokratischen Juristinnen Schweiz (DJS)* dokumentierten Fällen zeigt sich: Wer wegen kritischer Äußerungen oder politischer Arbeit gesucht wird, erhält in der Schweiz kaum mehr Schutz. Da die nationalen Instanzen versagen, richten wir unsere Forderungen an den UN-Menschenrechtsrat sowie das UNHCR. Handeln wir zusammen für den Schutz der Menschenrechte! Setzen wir gemeinsam ein starkes Zeichen für die humanitäre Tradition unserer Schweiz. Ich danke Ihnen herzlich für Ihre Aufmerksamkeit und Ihren Einsatz. Bitte unterzeichnen Sie diesen Appell an die UN und leiten Sie ihn an Freunde, Familie und Bekannte weiter. Quellen: • (1): srf.ch kurdische-asylsuchende von der schweiz abgewiesen in der Tuerkei inhaftiert • (2): 20min.ch schweiz schafft kurdin aus in istanbul wird sie sofort verhaftet • (3): ANF News menschenrechte/protest gegen geplante abschiebung von Ahmed Azad Cagan- • (4): Reporter ohne Grenzen Schweiz Der kurdischen Journalistin Perihan Kaya droht Gefängnis bei Rückführung durch die Schweiz impressum.ch Bundesverwaltungsgericht tadelt SEM: Ausschaffung kurdischer Journalistin zurückgewiesen • (5): ANF News Kurdische Aktivistin in der Schweiz von Abschiebung bedroht watson.ch 16 Polizisten für eine Familie: Zwangsausschaffung in Luzern sorgt für Kritik6.880 von 7.000 UnterschriftenGestartet von Peter Sutter
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MAMA 13–23: ho partorito, la mia maternità deve essere riconosciutaOggi, in Svizzera, quando un bambino muore nel grembo materno prima che la gravidanza raggiunga la 23ª settimana, la madre non beneficia di una tutela specifica legata alla maternità. Per avere il tempo necessario al proprio recupero, deve fare affidamento sulle disposizioni vigenti in caso di impedimento al lavoro e incapacità lavorativa. Il Consiglio federale conferma che, prima della 23ª settimana, un aborto spontaneo o il parto di un feto morto costituiscono un impedimento al lavoro ai sensi dell’articolo 324a CO. Eppure, a partire dalla 13ª settimana, la fine di una gravidanza può comportare un vero e proprio processo di parto: induzione del parto, contrazioni, nascita del bambino, espulsione della placenta, emorragie, interventi medici, montata lattea e recupero nel post-parto. A questa realtà fisica si aggiunge il lutto per il bambino: dirgli addio, talvolta organizzare il funerale e poi tornare a casa senza di lui. Una donna che perde il proprio bambino può quindi affrontare contemporaneamente il parto, il post-parto e il lutto. Eppure, per ottenere il tempo necessario al proprio recupero, deve oggi ricorrere a un’incapacità lavorativa. Il suo diritto a questo tempo di recupero può quindi dipendere dall’accertamento medico e dalla giustificazione di tale incapacità. Questa situazione può inoltre creare differenze significative tra le donne coinvolte, poiché la loro tutela dipende, tra l’altro, dalla situazione professionale, dalla copertura assicurativa e dalle disposizioni applicabili in caso di impedimento al lavoro e incapacità lavorativa. Due donne che hanno vissuto una situazione comparabile possono quindi beneficiare di tutele molto diverse. Una differenza giuridica difficile da comprendere In Svizzera, un figlio nato morto viene documentato nel registro dello stato civile se nasce senza segni di vita e presenta un peso di almeno 500 grammi oppure se la gravidanza è durata almeno 22 settimane complete. La normativa sullo stato civile distingue questi casi dagli infanti venuti al mondo privi di vita che non raggiungono tali soglie. Se però la gravidanza non ha ancora raggiunto la 23ª settimana, la madre non beneficia ancora della tutela specifica legata alla maternità prevista dopo un parto che dà diritto a tale protezione. Il Consiglio federale indica infatti che il congedo di maternità inizia, in caso di figlio nato morto, soltanto se la gravidanza è durata almeno 23 settimane. Queste soglie diverse possono creare situazioni particolarmente difficili da comprendere. È quello che è successo a me. Il mio bambino è morto nel mio grembo e l’ho partorito prima che la mia gravidanza raggiungesse la 23ª settimana. Soddisfaceva già i requisiti per essere documentato come figlio nato morto nel registro dello stato civile. La sua nascita senza vita è stata quindi ufficialmente documentata nel registro dello stato civile. Gli abbiamo dato un nome, gli abbiamo detto addio e lo abbiamo seppellito. Ma per me, sua madre, quel parto non dava ancora diritto a una tutela autonoma legata alla maternità. Per riprendermi dal parto, dal post-parto e dal lutto per mio figlio, ho dovuto fare affidamento su un’incapacità lavorativa attestata da un medico. Mio figlio era sufficientemente riconosciuto perché la sua nascita fosse documentata. Ma avevo partorito troppo presto perché la mia maternità desse diritto a una tutela propria. La mia storia mette in luce questa contraddizione in modo particolarmente evidente. MAMA 13–23 non riguarda però soltanto le madri il cui bambino soddisfa i requisiti per essere documentato nel registro dello stato civile. Molte donne il cui bambino muore a partire dalla 13ª settimana e prima della 23ª settimana di gravidanza devono anch’esse affrontare un parto, il post-parto e il lutto per il proprio bambino, senza beneficiare di una tutela specifica legata alla maternità e adeguata alla loro situazione. È questa realtà collettiva che chiediamo di riconoscere. Riconoscere questa maternità non significa stabilire una gerarchia tra le diverse forme di perdita della gravidanza. Ogni perdita merita rispetto e riconoscimento. MAMA 13–23 si concentra sul periodo a partire dalla 13ª settimana e prima della 23ª settimana di gravidanza perché è proprio in questo intervallo che esiste una lacuna particolare nell’attuale sistema di tutela. È ora di agire Nel quadro del postulato 23.3962, il Consiglio federale è incaricato di esaminare l’introduzione di un congedo pagato in caso di aborto spontaneo o di infante nato morto prima della 23ª settimana di gravidanza e di elaborare un rapporto in merito. Per preparare questi lavori, l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha commissionato uno studio che prende in esame, tra l’altro, i diritti previsti dalla legislazione vigente, i casi interessati, le possibili ripercussioni finanziarie e le soluzioni adottate in altri Paesi. Mentre questa questione viene esaminata a livello federale, vogliamo che la voce delle donne direttamente coinvolte venga ascoltata. Le firme di questa petizione dimostrano che una tutela adeguata a questa maternità non è una questione astratta. Corrisponde a una realtà vissuta oggi da donne in Svizzera. Anche all’estero esistono già modelli di questo tipo. In Germania, ad esempio, dal giugno 2025 è prevista una tutela della maternità graduata dopo un aborto spontaneo a partire dalla 13ª settimana di gravidanza: due settimane a partire dalla 13ª settimana, sei settimane a partire dalla 17ª e otto settimane a partire dalla 20ª. Questo esempio mostra che è possibile adattare la tutela allo stadio della gravidanza senza applicare automaticamente il normale congedo di maternità. Mio figlio è morto. Ho partorito. Non sono malata. La mia maternità deve essere riconosciuta.18 von 100 UnterschriftenGestartet von Julia HK
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Sichere Heimreise für Fussballfans – mehr SBB-Fanzüge auch nach späten Spielen!Fanzüge ermöglichen eine sichere, geordnete und bezahlbare Reise zu Auswärtsspielen. Fallen diese Verbindungen weg, müssen grosse Fangruppen auf reguläre Züge ausweichen. Dadurch werden diese überfüllt und das Risiko für Konflikte zwischen Fangruppen, anderen Reisenden und dem Zugpersonal steigt. Eigene Fanzüge entlasten den normalen Bahnverkehr, sorgen für eine bessere Planung und ermöglichen eine klare Trennung verschiedener Fangruppen. Davon profitieren nicht nur Fussballfans, sondern auch Familien, Pendlerinnen und Pendler sowie alle anderen Reisenden. Mit Deiner Unterschrift forderst Du SBB und SFL zum Handeln auf – und wir Fans setzen gemeinsam ein starkes Zeichen für sichere Fanreisen, gegenseitigen Respekt und Fanzüge wie früher. Jetzt unterschreiben und die Petition teilen!89 von 100 UnterschriftenGestartet von max muster
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Mitsprache der Bevölkerung bei einem Betrag von CHF 500'000 aus öffentlichen Mitteln*Es geht um die Mitsprache der Bevölkerung bei einem Beitrag von CHF 500'000 aus öffentlichen Mitteln für die eigenständige Organisation "Airport Gstaad" zur Anschaffung eines neuen Löschfahrzeuges100 von 200 UnterschriftenGestartet von Jürg Neuenschwander
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Contre les procédures-bâillon: soutien au député genevois Sylvain Thévoz!Dans un contexte international de plus en plus polarisé et inquiétant, il devient difficile de rester silencieux face aux crimes dont nous sommes depuis bientôt trois ans les témoins au Proche-Orient. Il est tout aussi nécessaire de défendre, ici en Suisse, celles et ceux qui s’élèvent contre ces crimes et refusent que leur solidarité avec le peuple palestinien soit disqualifiée ou assimilée à de l’antisémitisme. Le député genevois Sylvain Thévoz est aujourd’hui poursuivi en justice par la CICAD, qui l'accuse d' "atteinte à la personnalité". Au-delà de sa personne et des désaccords politiques que l’on peut avoir (ou ne pas avoir) avec Sylvain Thévoz, notre appel défend quelques principes simples : • la liberté du débat démocratique, • le combat contre l’antisémitisme et toutes les formes de racisme, • le droit de prendre publiquement la défense des Palestiniens sans être disqualifié pour cela, • et le refus de faire des tribunaux un instrument de pression dans le débat politique.1.903 von 2.000 UnterschriftenGestartet von Jacob Berger
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STOP AU PROTOXYDE D'AZOTE EN VENTE LIBREExposé des motifs Le protoxyde d’azote, aussi appelé gaz hilarant, se vend librement. Pourtant, il est massivement détourné, surtout par les 15-25 ans, pour se droguer. L’effet dure quelques secondes. Les dégâts, eux, peuvent durer toute une vie. Les chiffres parlent d’eux-mêmes : • Aux Pays-Bas : 63 morts et 362 blessés dans des accidents liés à ce gaz entre 2019 et 2021. • En France : plus de 450 incidents graves en 2025, avec une hausse claire de la mortalité sur les routes. • Dans 8 cas sur 10, les jeunes hospitalisés souffrent de graves troubles neurologiques : maladies cardiovasculaires, paralysies, perte d’équilibre, fourmillements, perte de sensibilité qui sont bien souvent définitifs, voire peut entraîner la mort. Ce gaz attaque la vitamine B12 et endommage la moelle épinière et les nerfs. Résultat : des jeunes se retrouvent handicapés, parfois pour toujours. Les hospitalisations sont longues, la rééducation lourde, et les coûts pour la collectivité importants. Les plus vulnérables ? Les adolescents et jeunes adultes. Leur cerveau est encore en développement. Plus ils consomment (surtout en bonbonnes), plus le risque de séquelles permanentes augmente. Et comme ce gaz disparaît très vite du sang, il est difficile à détecter. À Genève, le problème n’est plus théorique. Des bonbonnes sont retrouvées dans le lac. La police alerte sur des conducteurs sous influence. La motion M 2985, adoptée à l’unanimité en mai 2024, et les rapports de la commission de la santé (M 2985-A) et du Conseil d’État (M 2985-B) ont clairement reconnu la réalité du phénomène et proposé un plan d’action en quatre axes. Pourtant, l’accès reste trop facile. Pendant ce temps : • Bâle-Ville a interdit le gaz toxique hilarant, avec le soutien du Tribunal fédéral. • La France durcit fortement sa législation. • Les Pays-Bas ont presque tout interdit. • L’Allemagne protège strictement les mineurs. Genève ne peut plus rester en retrait. La santé des jeunes ne peut pas être sacrifiée à un vide juridique et à un produit trop facilement accessible. L’Association ATHENA MILLENIUM demande aux autorités genevoises d’agir sans délai. Pétition lancée à Genève, le 13 septembre 2026502 von 600 UnterschriftenGestartet von Anaïs Jessica LOULI
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Petition zur Überprüfung der Lizenz als Sportkommissar von M. Galli im Schweizer KartsportDiese Petition ist wichtig, weil es im Kartsport um Fairness, Sicherheit, Gleichbehandlung und Vertrauen geht. Ein Sportkommissar trägt eine grosse Verantwortung und seine Entscheidungen können direkten Einfluss auf Rennen, Meisterschaften und die sportliche Zukunft der Fahrer haben. Mit dieser Petition möchten wir zeigen, dass die Anliegen der Fahrer, Teams und Familien ernst genommen werden müssen. Es geht nicht darum, jemanden persönlich anzugreifen, sondern darum, konkrete Vorfälle und Entscheidungen durch die zuständigen Stellen fair und unabhängig überprüfen zu lassen. Wenn mehrere Betroffene ähnliche Erfahrungen gemacht haben, ist es wichtig, diese gemeinsam und sachlich zur Sprache zu bringen. Jeder, der die Petition unterstützt, setzt sich damit für einen fairen, transparenten und sicheren Schweizer Kartsport ein. Unser gemeinsames Ziel ist, dass für alle Fahrer dieselben Regeln gelten und Entscheidungen nachvollziehbar, neutral und respektvoll getroffen werden.37 von 100 UnterschriftenGestartet von Kart Fahrer/In
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Stoppt eine weitere Renditemaximierung der UBS! Erneut bangen 300 Menschen um ihr ZuhauseWenn mehr als 300 Menschen ihr Zuhause verlieren, zerstört das ihre gewachsene Nachbarschaft und den sozialen Zusammenhalt im Quartier. Die sozialen Folgekosten tragen die Betroffenen, das Quartier und letztlich auch die Stadt Zürich. Der soziale Frieden droht zu kippen. Viele von uns prägen und gestalten das Quartierleben durch diverse ehrenamtliche Engagements wie nachbarschaftliche Unterstützung, Mitwirken in Sportvereinen, in Vorständen der nahen Quartiervereine, im O.K. des Seefeldfestes, im O.K. des Vereins Wild, auf dem Quartierhof Wynegg, im Quartiertreff Hirslanden, in der Kirchgemeinde Balgrist, bei Ferienangeboten für Kinder aus dem Quartier, in Naturschutzgruppen und sehr vieles mehr. Wir wollen hier wohnen bleiben und uns weiterhin für unsere schöne Siedlung und unser lebendiges Quartier engagieren. Und dafür brauchen wir hier bezahlbaren Wohnraum. Vielen Dank, dass du uns mit deiner Unterschrift unterstützt! Links: • Programm Wohnen des Stadtrats • Stadtratsbeschluss 10. Juni 2026 Dringliche Schriftliche Anfrage betr. Kündigungen Im Walder / Niederhofenrain in Riesbach • 2. Dringliche Schriftliche Anfrage von Mischa Schiwow, die Antwort des STR ist noch pendent • Recht auf bezahlbaren Wohnraum6.517 von 7.000 UnterschriftenGestartet von 8008 - Im Walder
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Stop fueling the climate crisis with our pensions!DE: Der Hitzesommer 2026 hat es erneut auf tragische Weise verdeutlicht: Die Klimakrise ist schon längst ein medizinischer Notfall. Die durch fossile Energien verursachte extreme Hitze forderte mehr als 35’000 Leben in Europa und überforderte Gesundheitssysteme und Notfälle, auch in der Schweiz. Das Absurde: Während wir Pflegenden, Ärzt:innen und weitere Gesundheitsfachpersonen während den Extremtemperaturen versuchten, uns um dehydrierte, dekompensierte Patient:innen zu sorgen, investierten unsere Pensionskassen (PKs) unsere Gelder weiter in klimaschädliche Bereiche. Diese Gelder, die eigentlich unsere Sicherheit und Wohlergehen im Pensionsalter sichern sollten, werden durch die PKs jedoch weiterhin in fossile Energien investiert, entgegen jeglichem internationalen wissenschaftlichen Konsens und Warnungen der Weltgesundheitsorganisation. Während gewisse PKs in der Schweiz schon längst vorzeigen, wie die Transition zu umwelt- und gesundheitsfreundlichen Investitionen gelingen kann, hinkt ein Grossteil der Schweizer PKs hinterher und gefährdet damit die Leben von jetzigen und künftigen Generationen. Das können wir, Gesundheitsfachpersonen aus der ganzen Schweiz, nicht hinnehmen. Als Angestellte können wir nicht entscheiden, in welche PK unsere Altersvorsorge fliesst. Die PKs jedoch können wählen, wie sie unser Geld investieren und ob sie damit weiterhin die Zerstörung unserer Umwelt befeuern, oder ob sie in eine nachhaltige, wünschenswerte Zukunft investieren. Das seit 2025 geltende Schweizer Klima- und Innovationsgesetz soll sicherstellen, dass der Finanzplatz einen wirksamen Beitrag zu einer klimaverträglichen Entwicklung leistet. Es ist höchste Zeit, dass die OAK BV und die PKs aktiv ihren Beitrag dazu leisten und nicht weiterhin die Verantwortung von sich wegschieben. Wir unterstützen die schweizweiten Proteste für Klima- und Hitzeschutz vom 19. und 25. September 2026 und laden unsere Kolleg:innen dazu ein, diesen Aufruf zu unterzeichnen, zu teilen und auf die Gesundheitsgefährdung der Klimakrise aufmerksam zu machen. Hier findest du alle Infos, wie du dich weiter engagieren kannst – inklusive einer Vorlage, die du direkt deiner PK oder Bank schicken kannst! *** FR: Les canicules de l’été 2026 l’ont une nouvelle fois démontré de manière tragique: la crise climatique est depuis longtemps déjà une urgence sanitaire. La chaleur extrême provoquée par les énergies fossiles a coûté la vie à plus de 35’000 personnes en Europe et a mis à rude épreuve les systèmes de santé et les services d’urgence, y compris en Suisse. Ce qui est absurde, c’est que tandis que nous, soignant·e·s, médecin·e·s et autres professionnel·le·s de santé, tentions de prendre en charge des patient·e·s déshydraté·e·s ou en état de décompensation pendant ces températures extrêmes, nos caisses de pension (CdP) continuaient d’investir notre argent dans les domaines néfastes au climat. Ces fonds, qui devraient en réalité garantir notre sécurité et bien-être à l’âge de la retraite, continuent d’être investis par les CdP dans des énergies fossiles, au mépris de tout consensus scientifique international et des avertissements de l’Organisation Mondiale de la Santé. Alors que certaines CdPs en Suisse montrent depuis longtemps l’exemple pour réussir la transition vers des investissements respectueux de l’environnement et de la santé, la plupart des CdP suisses sont à la traîne, mettant en danger la vie des générations actuelles et futures. Nous, professionnel·le·s de santé de toute la Suisse, ne pouvons plus l'accepter. En tant qu’employé·e·s, nous ne pouvons pas choisir les CdP dans lesquelles sont versées nos cotisations de retraite. C’est donc aux CdP de choisir la manière dont elles investissent notre argent, et ainsi décider si elles souhaitent continuer à contribuer à la destruction de notre environnement, ou bien à investir dans un avenir durable et désirable. La loi suisse sur le climat et l'innovation, en vigueur depuis 2025, vise à garantir que la place financière contribue efficacement à un développement respectueux du climat. Il est grand temps que la CHS PP et les CdP y contribuent activement et cessent de se décharger de leurs responsabilités. Nous soutenons les manifestations nationales “Pas d’été à 50 degrés!” des 19 et 25 septembre 2026 et invitons nos collègues à signer cet appel, à le partager et à sensibiliser le public aux risques sanitaires liés à la crise climatique. Tu trouveras ici toutes les informations nécessaires pour t'engager plus, y compris un modèle de lettre que tu peux envoyer directement à ta CdP ou ta banque! *** Annex: Nachhaltigkeits-Ranking der PKs im Gesundheitsbereich / Classement de durabilité des CdP du secteur de la santé (investment capital of ca. 60 Mrd. CHF) *** Erstunterzeichner*innen/ Premiers signataires: Bernhard Aufdereggen, Präsident der Ärztinnen und Ärzte für Umweltschutz Samia Hurst-Majno, Médecin & éthicienne, Genève Tanja Krones, Leitende Ärztin & Medizinethikerin, Zürich Valérie D'Acremont, Médecin-cheffe, Lausanne Philippe Conus, Professeur & psychiatre, Lausanne Johanna Sommer, Professorin Medizinische Fakultät, Genf Federico Mazzola, Oberarzt, Uster Bea Albermann, Assistenzärztin, Bern Estelle Delamare, Médecin assistante, Genève Léo Peterschmitt, Master en médecine humaine, Genève Alexandre Dupraz, Oberarzt, Bern Andreas Rusch, Leitender Arzt, Wetzikon Thilo Gwerder, Assistenzarzt, Bern Angeline Buser Assistenzärztin, Bern Karin Michaelis, Médecin généraliste, Lausanne Patrick Hetzel, Kinderarzt, Riehen Andrea Warthmann, Assistenzärztin, Graubünden Iris Warthmann, Unterassistenzärztin, Aarau Flavio Locher, Unterassistenzarzt, Aarau Julia Hüllstrung, Unterassistenzärztin, Allschwil Selina Randegger, Assistenzärztin Rheinfelden Salim Abdelhamid, Stv. Oberarzt, Baden Mirjam Arn, Hausärztin, Bern Hanna Fischer, Assistenzärztin, Visp Anja Jost, MSc Humanmedizin, Bern Sophia Plum, Assistenzärztin Thun Pauline Cottet, Assistenzärztin, Fribourg Nina Emery, Médecin & chercheuse, Lausanne Sara Andresen, Assistenzärztin, Chur Janina Schlag, Kinderärztin, Kreuzlingen Gregor Buggle, Kinderarzt, Zürich & Basel Anna Steppacher, Kinderärztin, Zürich Ilias Kaufmann, Psychologe, Lausanne Laura Münst, Fachärztin, Zürich Manuel Dupont, Chef de clinique, Fribourg Philipp Beck, Assistenzarzt, Zug Noemi Sablonier, Assistenzärztin, Zug Cornel Wick, Hausarzt, Winterthur Nils Hohmuth, Postdoktorand & Assistenzarzt, Zürich Benjamin Sticher, Kinderarzt, Bern5.734 von 6.000 UnterschriftenGestartet von Swiss health workers
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