• Gute Wohnungen aus den 1980er Jahren in Zürich-Witikon nicht aus Renditegründen abreissen!
    Die Siedlung hat eine hohe Qualität, innenräumlich, aussenräumlich und sozial. Die Bauform mit den grossen Satteldächern vermittelt gut zur angrenzenden Landschaft und passt zur umliegenden Bebauung und nach Witikon. Die geplante Bebauung mit vier Geschossen plus Attika hat keine dieser Qualitäten und wäre Allerweltsarchitektur am sensiblen Ort. Nachhaltigkeit ist in aller Munde und wird in den Broschüren von Stadt und Versicherung deutlich vertreten. Ein solches Abbruchprojekt für eine funktionierende Siedlung widerspricht ihr diametral. Soziale Zusammenhänge würden zerstört, intakte bauliche Substanz grundlos vernichtet und ökonomisch funktionierende Mietverhältnisse zugunsten eines höherpreisigen Investments aufgegeben. Einige Bewohner:innen wohnen schon seit der Eröffnung 1981 in dieser Siedlung. Ebenso haben hier viele Familien bezahlbare, schöne und ruhige Wohnungen gefunden und schätzen die Qualität und den Ort in Witikon. Kinder und Erwachsene sind in der Umgebung mit Schulen, Vereinen etc. verwurzelt. Wohnungen mit einem ähnlichen Preis-Leistungs-Verhältnis sind für die gekündeten Familien in Witikon und in Zürich kaum zu finden.  Wir fordern, dass die Versicherung und die Stadt ihrer Verantwortung und ihren eigenen Massstäben gerecht werden und das Projekt in dieser Form aufgeben.
    398 von 400 Unterschriften
    Gestartet von Sven in Witikon
  • MAMA 13–23: ho partorito, la mia maternità deve essere riconosciuta
    Oggi, in Svizzera, quando un bambino muore nel grembo materno prima che la gravidanza raggiunga la 23ª settimana, la madre non beneficia di una tutela specifica legata alla maternità. Per avere il tempo necessario al proprio recupero, deve fare affidamento sulle disposizioni vigenti in caso di impedimento al lavoro e incapacità lavorativa. Il Consiglio federale conferma che, prima della 23ª settimana, un aborto spontaneo o il parto di un feto morto costituiscono un impedimento al lavoro ai sensi dell’articolo 324a CO. Eppure, a partire dalla 13ª settimana, la fine di una gravidanza può comportare un vero e proprio processo di parto: induzione del parto, contrazioni, nascita del bambino, espulsione della placenta, emorragie, interventi medici, montata lattea e recupero nel post-parto. A questa realtà fisica si aggiunge il lutto per il bambino: dirgli addio, talvolta organizzare il funerale e poi tornare a casa senza di lui. Una donna che perde il proprio bambino può quindi affrontare contemporaneamente il parto, il post-parto e il lutto. Eppure, per ottenere il tempo necessario al proprio recupero, deve oggi ricorrere a un’incapacità lavorativa. Il suo diritto a questo tempo di recupero può quindi dipendere dall’accertamento medico e dalla giustificazione di tale incapacità. Questa situazione può inoltre creare differenze significative tra le donne coinvolte, poiché la loro tutela dipende, tra l’altro, dalla situazione professionale, dalla copertura assicurativa e dalle disposizioni applicabili in caso di impedimento al lavoro e incapacità lavorativa. Due donne che hanno vissuto una situazione comparabile possono quindi beneficiare di tutele molto diverse. Una differenza giuridica difficile da comprendere In Svizzera, un figlio nato morto viene documentato nel registro dello stato civile se nasce senza segni di vita e presenta un peso di almeno 500 grammi oppure se la gravidanza è durata almeno 22 settimane complete. La normativa sullo stato civile distingue questi casi dagli infanti venuti al mondo privi di vita che non raggiungono tali soglie. Se però la gravidanza non ha ancora raggiunto la 23ª settimana, la madre non beneficia ancora della tutela specifica legata alla maternità prevista dopo un parto che dà diritto a tale protezione. Il Consiglio federale indica infatti che il congedo di maternità inizia, in caso di figlio nato morto, soltanto se la gravidanza è durata almeno 23 settimane. Queste soglie diverse possono creare situazioni particolarmente difficili da comprendere. È quello che è successo a me. Il mio bambino è morto nel mio grembo e l’ho partorito prima che la mia gravidanza raggiungesse la 23ª settimana. Soddisfaceva già i requisiti per essere documentato come figlio nato morto nel registro dello stato civile. La sua nascita senza vita è stata quindi ufficialmente documentata nel registro dello stato civile. Gli abbiamo dato un nome, gli abbiamo detto addio e lo abbiamo seppellito. Ma per me, sua madre, quel parto non dava ancora diritto a una tutela autonoma legata alla maternità. Per riprendermi dal parto, dal post-parto e dal lutto per mio figlio, ho dovuto fare affidamento su un’incapacità lavorativa attestata da un medico. Mio figlio era sufficientemente riconosciuto perché la sua nascita fosse documentata. Ma avevo partorito troppo presto perché la mia maternità desse diritto a una tutela propria. La mia storia mette in luce questa contraddizione in modo particolarmente evidente. MAMA 13–23 non riguarda però soltanto le madri il cui bambino soddisfa i requisiti per essere documentato nel registro dello stato civile. Molte donne il cui bambino muore a partire dalla 13ª settimana e prima della 23ª settimana di gravidanza devono anch’esse affrontare un parto, il post-parto e il lutto per il proprio bambino, senza beneficiare di una tutela specifica legata alla maternità e adeguata alla loro situazione. È questa realtà collettiva che chiediamo di riconoscere. Riconoscere questa maternità non significa stabilire una gerarchia tra le diverse forme di perdita della gravidanza. Ogni perdita merita rispetto e riconoscimento. MAMA 13–23 si concentra sul periodo a partire dalla 13ª settimana e prima della 23ª settimana di gravidanza perché è proprio in questo intervallo che esiste una lacuna particolare nell’attuale sistema di tutela. È ora di agire Nel quadro del postulato 23.3962, il Consiglio federale è incaricato di esaminare l’introduzione di un congedo pagato in caso di aborto spontaneo o di infante nato morto prima della 23ª settimana di gravidanza e di elaborare un rapporto in merito. Per preparare questi lavori, l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha commissionato uno studio che prende in esame, tra l’altro, i diritti previsti dalla legislazione vigente, i casi interessati, le possibili ripercussioni finanziarie e le soluzioni adottate in altri Paesi. Mentre questa questione viene esaminata a livello federale, vogliamo che la voce delle donne direttamente coinvolte venga ascoltata. Le firme di questa petizione dimostrano che una tutela adeguata a questa maternità non è una questione astratta. Corrisponde a una realtà vissuta oggi da donne in Svizzera. Anche all’estero esistono già modelli di questo tipo. In Germania, ad esempio, dal giugno 2025 è prevista una tutela della maternità graduata dopo un aborto spontaneo a partire dalla 13ª settimana di gravidanza: due settimane a partire dalla 13ª settimana, sei settimane a partire dalla 17ª e otto settimane a partire dalla 20ª. Questo esempio mostra che è possibile adattare la tutela allo stadio della gravidanza senza applicare automaticamente il normale congedo di maternità. Mio figlio è morto. Ho partorito. Non sono malata. La mia maternità deve essere riconosciuta.
    18 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Julia HK
  • Stoppt eine weitere Renditemaximierung der UBS! Erneut bangen 300 Menschen um ihr Zuhause
    Wenn mehr als 300 Menschen ihr Zuhause verlieren, zerstört das ihre gewachsene Nachbarschaft und den sozialen Zusammenhalt im Quartier. Die sozialen Folgekosten tragen die Betroffenen, das Quartier und letztlich auch die Stadt Zürich. Der soziale Frieden droht zu kippen. Viele von uns prägen und gestalten das Quartierleben durch diverse ehrenamtliche Engagements wie nachbarschaftliche Unterstützung, Mitwirken in Sportvereinen, in Vorständen der nahen Quartiervereine, im O.K. des Seefeldfestes, im O.K. des Vereins Wild, auf dem Quartierhof Wynegg, im Quartiertreff Hirslanden, in der Kirchgemeinde Balgrist, bei Ferienangeboten für Kinder aus dem Quartier, in Naturschutzgruppen und sehr vieles mehr. Wir wollen hier wohnen bleiben und uns weiterhin für unsere schöne Siedlung und unser lebendiges Quartier engagieren. Und dafür brauchen wir hier bezahlbaren Wohnraum.  Vielen Dank, dass du uns mit deiner Unterschrift unterstützt! Links: • Programm Wohnen des Stadtrats • Stadtratsbeschluss 10. Juni 2026 Dringliche Schriftliche Anfrage betr. Kündigungen Im Walder / Niederhofenrain in Riesbach • 2. Dringliche Schriftliche Anfrage von Mischa Schiwow, die Antwort des STR ist noch pendent • Recht auf bezahlbaren Wohnraum
    6.403 von 7.000 Unterschriften
    Gestartet von 8008 - Im Walder
  • Mama 13-23: Ich bin Mutter, auch wenn mein Kind gestorben ist - und das soll anerkannt werden.
    Heute besteht in der Schweiz für eine Mutter, deren Kind im Mutterleib stirbt, bevor die Schwangerschaft die 23. Woche erreicht hat, kein spezifischer Schutz im Zusammenhang mit der Mutterschaft. Um die notwendige Zeit für ihre Erholung zu erhalten, ist sie auf die geltenden Regelungen bei Arbeitsverhinderung und Arbeitsunfähigkeit angewiesen.  Ab der 13. Schwangerschaftswoche kann das Ende einer Schwangerschaft dennoch einen tatsächlichen Geburtsprozess bedeuten: Geburtseinleitung, Wehen, die Geburt des Kindes, die Geburt der Plazenta, Blutungen, medizinische Eingriffe, Milcheinschuss und die körperliche Erholung im Wochenbett. Zu dieser körperlichen Realität kommt die Trauer um das Kind: Abschied nehmen, mitunter die Beerdigung organisieren und danach ohne das Kind nach Hause zurückkehren. Eine Frau, die ihr Kind verliert, muss somit gleichzeitig eine Geburt, das Wochenbett und die Trauer bewältigen. Und dennoch ist sie heute auf eine Arbeitsunfähigkeit angewiesen, um die notwendige Zeit für ihre Erholung zu erhalten. Ihr Anspruch auf diese Erholungszeit kann somit von der medizinischen Feststellung und dem Nachweis dieser Arbeitsunfähigkeit abhängen.  Diese Situation kann zudem zu erheblichen Unterschieden zwischen den betroffenen Frauen führen, da ihr Schutz unter anderem von ihrer beruflichen Situation, ihrer Versicherungsdeckung und den geltenden Regelungen bei Arbeitsverhinderung und Arbeitsunfähigkeit abhängt. Zwei Frauen mit einer vergleichbaren Erfahrung können dadurch sehr unterschiedlich geschützt sein. Ein rechtlicher Unterschied, der schwer nachvollziehbar ist In der Schweiz wird ein tot geborenes Kind im Zivilstandsregister beurkundet, wenn es ohne Lebenszeichen zur Welt kommt und ein Geburtsgewicht von mindestens 500 Gramm aufweist oder die Schwangerschaft von mindestens 22 vollendeten Wochen gedauert hat. Hat die Schwangerschaft jedoch die 23. Woche nicht erreicht, besteht für die Mutter noch nicht der spezifische mutterschaftsbezogene Schutz, der nach einer Geburt vorgesehen ist, die einen entsprechenden Anspruch auslöst. Diese unterschiedlichen Schwellenwerte können zu Situationen führen, die nur schwer nachvollziehbar sind. Genau das ist mir passiert. Mein Kind ist in meinem Bauch gestorben, und ich habe es geboren, bevor meine Schwangerschaft die 23. Schwangerschaftswoche erreicht hatte. Es erfüllte bereits die Voraussetzungen für die Beurkundung als tot geborenes Kind im Zivilstandsregister. Seine Todgeburt wurde deshalb offiziell im Zivilstandsregister beurkundet.  Wir gaben ihm einen Namen, nahmen Abschied und beerdigten es. Für mich als Mutter begründete diese Geburt jedoch noch keinen eigenständigen mutterschaftsbezogenen Schutz. Um mich von der Geburt, dem Wochenbett und der Trauer um mein Kind zu erholen, war ich auf eine ärztlich bestätigte Arbeitsunfähigkeit angewiesen.  Mein Kind war ausreichend anerkannt, damit seine Geburt beurkundet wurde. Ich hatte jedoch zu früh geboren, damit meine Mutterschaft einen eigenen Schutz erhielt. Meine Geschichte macht diesen Widerspruch besonders sichtbar. MAMA 13–23 betrifft jedoch nicht nur Mütter, deren Kind die Voraussetzungen für eine Beurkundung im Zivilstandsregister erfüllt.  Viele Frauen, deren Kind ab der 13. Schwangerschaftswoche und vor der 23. Schwangerschaftswoche stirbt, müssen ebenfalls eine Geburt, das Wochenbett und die Trauer um ihr Kind durchleben, ohne über einen spezifischen, ihrer Situation angepassten mutterschaftsbezogenen Schutz zu verfügen.  Diese gemeinsame Realität wollen wir anerkannt sehen. Diese Mutterschaft anzuerkennen bedeutet nicht, unterschiedliche Formen des Schwangerschaftsverlusts gegeneinander abzuwägen. Jeder Verlust verdient Respekt und Anerkennung. MAMA 13–23 konzentriert sich auf den Zeitraum ab der 13. Schwangerschaftswoche und vor der 23. Schwangerschaftswoche, weil gerade hier eine besondere Lücke im heutigen Schutz besteht. Jetzt ist der richtige Zeitpunkt zum Handeln Im Rahmen des Postulats 23.3962 ist der Bundesrat beauftragt, die Einführung eines bezahlten Urlaubs im Fall einer Fehl- oder Totgeburt vor der 23. Schwangerschaftswoche zu prüfen und darüber Bericht zu erstatten. Zur Vorbereitung dieser Arbeiten hat das Bundesamt für Sozialversicherungen eine Studie in Auftrag gegeben, die sich unter anderem mit den bestehenden rechtlichen Ansprüchen, den betroffenen Fällen und den Bedürfnissen der betroffenen Personen, den möglichen finanziellen Auswirkungen sowie mit Lösungsansätzen in anderen Ländern befasst. Während diese Frage auf Bundesebene geprüft wird, wollen wir, dass die Stimme der direkt betroffenen Frauen gehört wird. Die Unterschriften dieser Petition zeigen, dass ein an diese Mutterschaft angepasster Schutz keine abstrakte Frage ist. Er entspricht einer Realität, die Frauen heute in der Schweiz erleben. Auch im Ausland bestehen bereits entsprechende Modelle. In Deutschland beispielsweise gilt seit Juni 2025 nach einer Fehlgeburt ab der 13. Schwangerschaftswoche ein gestaffelter Mutterschutz: zwei Wochen ab der 13. Schwangerschaftswoche, sechs Wochen ab der 17. Schwangerschaftswoche und acht Wochen ab der 20. Schwangerschaftswoche. Dieses Beispiel zeigt, dass ein Schutz an das Stadium der Schwangerschaft angepasst werden kann, ohne automatisch den ordentlichen Mutterschaftsurlaub anzuwenden. Mein Kind ist gestorben. Ich habe geboren. Ich bin nicht krank. Meine Mutterschaft muss anerkannt werden.
    9.128 von 10.000 Unterschriften
    Gestartet von Julia HK
  • Petition für den Verbleib der Familie Özgün in der Schweiz
    Diese Familie hat sich hier ein Zuhause aufgebaut. Sie gehört zu unserer Gemeinschaft. Wir möchten nicht, dass sie auseinandergerissen und aus ihrem vertrauten Leben herausgerissen wird. Deshalb unterstützen wir das Härtefallgesuch der Familie Özgün und bitten die zuständigen Behörden von Herzen, ihnen eine Zukunft in der Schweiz zu ermöglichen.
    558 von 600 Unterschriften
    Gestartet von E. Posnanski
  • MAMA 13–23 : j’ai accouché, ma maternité doit être reconnue
    Aujourd’hui, en Suisse, lorsqu’un enfant décède dans le ventre de sa mère avant que la grossesse ait atteint 23 semaines, la mère ne bénéficie pas d’une protection spécifique liée à la maternité. Pour avoir le temps nécessaire à sa récupération, elle doit passer par une incapacité de travail. Pourtant, à partir de la 13e semaine, la fin d’une grossesse peut impliquer un véritable processus d’accouchement : déclenchement du travail, contractions, naissance de l’enfant, délivrance du placenta, saignements, interventions médicales, montée de lait et récupération post-partum. À cette réalité physique s’ajoute le deuil de l’enfant : lui dire adieu, organiser ses funérailles parfois, puis rentrer chez soi sans lui. Une femme qui perd son enfant peut donc faire face simultanément à l’accouchement, au post-partum et au deuil. Et pourtant, pour obtenir le temps nécessaire à sa récupération,  elle doit actuellement passer par le régime de l'incapacité de travail. Son droit à ce temps de récupération peut ainsi dépendre de la constatation et de la justification médicale de cette incapacité de travail.  Cette situation peut aussi créer des différences importantes entre les femmes concernées, puisque leur protection dépend notamment de leur situation professionnelle, de leur couverture d’assurance et des règles applicables en cas d’incapacité de travail. Deux femmes ayant vécu une situation comparable peuvent ainsi bénéficier de protections très différentes. Un décalage juridique difficile à comprendre En Suisse, un enfant mort-né est soumis à l'enregistrement à l'état civil lorsqu'il pèse au moins 500 grammes ou lorsque la grossesse a duré au moins 22 semaines entières. Pourtant, lorsque la grossesse n’a pas encore atteint 23 semaines, la mère ne bénéficie pas encore de la protection liée à la maternité prévue après un accouchement ouvrant ce droit. Cette différence de seuil peut créer des situations particulièrement difficiles à comprendre. C’est ce qui m’est arrivé. Mon enfant est décédé dans mon ventre et j’ai accouché avant 23 semaines de grossesse. Il remplissait déjà les critères permettant son enregistrement à l’état civil. Sa naissance sans vie a donc été officiellement enregistrée à l'état civil. Nous lui avons donné un nom, nous lui avons dit adieu et nous l’avons enterré. Mais pour moi, sa mère, cette naissance n’ouvrait pas encore droit à une protection spécifique  liée à la maternité. Pour me remettre de l’accouchement, du post-partum et du deuil de mon enfant, j’ai dû passer par le régime de l'incapacité de travail.  Mon enfant était suffisamment reconnu pour que sa naissance soit enregistrée, mais j’avais accouché trop tôt pour que ma maternité bénéficie d’une protection propre. Mon histoire rend cette contradiction particulièrement visible, mais MAMA 13–23 ne concerne pas uniquement les enfants qui remplissent les critères d’enregistrement à l’état civil. De nombreuses femmes dont l’enfant décède à partir de la 13e semaine et avant la 23e semaine doivent, elles aussi, traverser un accouchement, un post-partum et un deuil, sans disposer d’une protection spécifique liée à la maternité et adaptée à leur situation.  C’est cette réalité collective que nous vous demandons de reconnaître. Reconnaître cette maternité ne signifie pas établir une hiérarchie entre les différentes formes de perte de grossesse. Toute perte mérite respect et considération. MAMA 13–23 se concentre sur la période entre la 13e et la 23e semaine de grossesse, parce qu’il existe précisément à cet endroit une lacune particulière dans la protection actuelle. Le moment d’agir est maintenant Dans le cadre du postulat 23.3962, le Conseil fédéral est chargé d'examiner l'introduction d'un congé payé en cas de fausse couche ou de mort périnatale avant la 23e semaine de grossesse et d'établir un rapport à ce sujet. Afin de préparer ces travaux, l'Office fédéral des assurances sociales a mandaté une étude consacrée notamment aux droits existants, aux besoins des personnes concernées, aux conséquences financières possibles et aux solutions retenues dans d'autres pays. Alors que cette question est précisément étudiée au niveau fédéral, nous voulons que la voix des femmes directement concernées puisse être entendue.  Les signatures de cette pétition montrent qu’une protection adaptée à cette maternité n’est pas une question abstraite : elle répond à une réalité vécue aujourd’hui par des femmes en Suisse. Des solutions existent déjà à l'étranger. En Allemagne, par exemple, une protection maternité graduée s'applique depuis juin 2025 en cas de fausse couche à partir de la 13e semaine de grossesse. deux semaines à partir de la 13e semaine, six semaines à partir de la 17e et huit semaines à partir de la 20e. Cet exemple montre qu'il est possible de prévoir une protection adaptée au stade de la grossesse sans appliquer automatiquement le congé maternité ordinaire.  Mon enfant est décédé. J’ai accouché. Je ne suis pas malade. Ma maternité doit être reconnue.
    2.708 von 3.000 Unterschriften
    Gestartet von Julia HK
  • Faire Betreuungskosten: Familien fördern statt bestrafen
    Die Vereinbarkeit von Familie und Beruf ist eine tragende Säule unserer Gesellschaft. Dennoch stossen Familien im ganzen Kanton Zürich – von Pfäffikon, Wetzikon und Uster bis nach Schwerzenbach und darüber hinaus – bei den Betreuungskosten zunehmend an ihre Grenzen. Es braucht jetzt den Übergang zu einer nachhaltigen und familienfreundlichen Finanzierung. Wir fordern eine spürbare Entlastung des Mittelstands und faire Tarife – Erwerbsarbeit von Eltern darf nicht finanziell bestraft werden. Unterstützen Sie unsere Petition für eine starke, bezahlbare Kinderbetreuung in Ihrer Gemeinde! Gemeinsam senden wir ein klares Signal an die Gemeinden und den Kanton, dass hier dringend systemische Anpassungen nötig sind.
    11 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Daniel Roth
  • Faire Betreuungskosten: Familien fördern statt bestrafen
    Die Vereinbarkeit von Familie und Beruf ist eine tragende Säule unserer Gesellschaft. Dennoch stossen Familien im ganzen Kanton Zürich – von Pfäffikon, Wetzikon und Uster bis nach Schwerzenbach und darüber hinaus – bei den Betreuungskosten zunehmend an ihre Grenzen. Es braucht jetzt den Übergang zu einer nachhaltigen und familienfreundlichen Finanzierung. Wir fordern eine spürbare Entlastung des Mittelstands und faire Tarife – Erwerbsarbeit von Eltern darf nicht finanziell bestraft werden. Unterstützen Sie unsere Petition für eine starke, bezahlbare Kinderbetreuung in Ihrer Gemeinde! Gemeinsam senden wir ein klares Signal an die Gemeinden und den Kanton, dass hier dringend systemische Anpassungen nötig sind.
    6 von 100 Unterschriften
    Gestartet von James Bürki
  • Faire Betreuungskosten: Familien fördern statt bestrafen
    Die Vereinbarkeit von Familie und Beruf ist eine tragende Säule unserer Gesellschaft. Dennoch stossen Familien im ganzen Kanton Zürich – von Pfäffikon, Wetzikon und Uster bis nach Schwerzenbach und darüber hinaus – bei den Betreuungskosten zunehmend an ihre Grenzen. Es braucht jetzt den Übergang zu einer nachhaltigen und familienfreundlichen Finanzierung. Wir fordern eine spürbare Entlastung des Mittelstands und faire Tarife – Erwerbsarbeit von Eltern darf nicht finanziell bestraft werden. Unterstützen Sie unsere Petition für eine starke, bezahlbare Kinderbetreuung in Ihrer Gemeinde! Gemeinsam senden wir ein klares Signal an die Gemeinden und den Kanton, dass hier dringend systemische Anpassungen nötig sind.
    7 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Jesica Rodriguez Moreno
  • Faire Betreuungskosten: Familien fördern statt bestrafen
    Die Vereinbarkeit von Familie und Beruf ist eine tragende Säule unserer Gesellschaft. Dennoch stossen Familien im ganzen Kanton Zürich – von Pfäffikon, Wetzikon und Uster bis nach Schwerzenbach und darüber hinaus – bei den Betreuungskosten zunehmend an ihre Grenzen. Es braucht jetzt den Übergang zu einer nachhaltigen und familienfreundlichen Finanzierung. Wir fordern eine spürbare Entlastung des Mittelstands und faire Tarife – Erwerbsarbeit von Eltern darf nicht finanziell bestraft werden. Unterstützen Sie unsere Petition für eine starke, bezahlbare Kinderbetreuung in Ihrer Gemeinde! Gemeinsam senden wir ein klares Signal an die Gemeinden und den Kanton, dass hier dringend systemische Anpassungen nötig sind.
    11 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Parvin Semiromi
  • Tagesstrukturen nachhaltig finanzieren: Der nächste Schritt für Pfäffikon/Russikon
    Wir wollen keine Rückkehr zu alten Strukturen. Wir anerkennen die bereits erreichten Fortschritte und unterstützen das Ziel eines gesunden Kostendeckungsgrades. Wir sind jedoch überzeugt, dass Pfäffikon noch familienfreundlicher werden kann. Eine moderne Gemeinde investiert in Familien, fördert die Erwerbstätigkeit beider Elternteile, entlastet den Mittelstand und sorgt gleichzeitig für eine nachhaltige Finanzierung ihrer Angebote. Pfäffikon hat bereits einen wichtigen Schritt gemacht. Jetzt braucht es den nächsten. Unterstützen Sie diese Petition für faire, familienfreundliche und nachhaltig finanzierte Tagesstrukturen in Pfäffikon.
    43 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Sabrina Petö
  • Mittelstand weiter entlasten: Tagesstrukturen in Wetzikon familienfreundlich nachbessern
    Wetzikon soll eine familienfreundliche Stadt bleiben. Die Reform war ein wichtiger erster Schritt. Jetzt braucht es den nächsten: faire Tarife, gezielte Entlastung für Mehrkindfamilien und Alleinerziehende, Transparenz über die tatsächlichen Auswirkungen sowie einen wirksamen Schutz des Mittelstands.
    470 von 500 Unterschriften
    Gestartet von Marco Mariano