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L’«Iniziativa per la protezione delle frontiere» dell’UDC viola il diritto internazionale imperativoIl 24 settembre 2025 l’UDC ha presentato la cosiddetta «Iniziativa per la protezione delle frontiere». L’iniziativa è un attacco a tutto campo. Questa iniziativa dell’UDC non solo viola i pilastri fondamentali dello Stato di diritto e l’umanità. Non solo accetta la denuncia della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Non solo seppellisce la nostra tradizione umanitaria, venendo meno al diritto d’asilo, alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e alla nostra Costituzione. Questa iniziativa dell’UDC viola il diritto internazionale imperativo. Essa chiede che tutte le persone prive di un titolo di soggiorno valido vengano espulse, indipendentemente dal fatto che, in caso di rimpatrio, siano minacciate di tortura o di altri trattamenti crudeli e inumani. Allo stesso tempo, intende abolire senza alcuna alternativa lo status di «accoglienza provvisoria» (status F) come forma di protezione sussidiaria. Ciò darebbe origine a un gruppo di persone minacciate da torture e trattamenti crudeli, per le quali non sarebbe più possibile concedere alcuna deroga al rimpatrio. La Svizzera sarebbe quindi costretta a rimpatriare persone pur sapendo che queste rischiano di subire torture o altri trattamenti inumani e crudeli. Ciò costituisce una chiara violazione delle norme più fondamentali della comunità internazionale, del diritto internazionale imperativo, che deve essere rispettato in ogni circostanza. Pertanto, ai sensi dell’articolo 139, capoverso 3, della Costituzione federale, l’Assemblea federale è tenuta a dichiarare l’iniziativa totalmente o parzialmente invalida.1 von 100 UnterschriftenGestartet von Campax - make change happen
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Dare a Ilia e Dmitrii la possibilità di vivere in sicurezzaSiamo Ilia e Dmitrii, una coppia che vive in Svizzera da più di cinque anni. In questi cinque anni abbiamo costruito qui la nostra vita insieme. In Russia, nel corso di tutti questi anni, siamo stati vittime di discriminazione e stigmatizzazione – esclusivamente a causa del nostro orientamento sessuale. Ciononostante, siamo stati politicamente attivi e ci siamo impegnati a difesa dei nostri diritti e di quelli degli altri. Purtroppo, l’odio e il regime politico in Russia si sono rivelati più forti. Nel 2021 siamo stati costretti a lasciare il Paese e a richiedere asilo in Svizzera. Tuttavia, durante questi cinque anni non ci siamo limitati ad attendere passivamente una decisione. Ci siamo impegnati in vari modi per integrarci nella società svizzera. Abbiamo imparato il tedesco, stretto vere amicizie e instaurato legami profondi con diverse associazioni e comunità in Svizzera. Dmitrii ha una formazione pedagogica ed esperienza professionale. Da diversi anni sostiene come volontario un asilo nido a Zurigo, dove accompagna quotidianamente i bambini in qualità di assistente scolastico. Ilia si impegna attivamente da tutti questi anni a favore di numerose organizzazioni senza scopo di lucro – sia come fotografo che nel settore della comunicazione e delle pubbliche relazioni. Inoltre, entrambi prestiamo servizio di volontariato per molte di queste organizzazioni (Regenbogenhaus Zürich, Rainbow Networks, Zürich Pride e altre). Purtroppo la nostra domanda di asilo è stata respinta. Rispettiamo il diritto svizzero e la decisione basata su di esso. Allo stesso tempo, nutriamo un fondato timore di tornare in Russia – in particolare alla luce del massiccio peggioramento della situazione in quel Paese negli ultimi anni e delle nostre attività pubbliche, del nostro impegno politico e nella società civile a favore dei diritti umani e, in particolare, dei diritti della comunità LGBTQ+. Per questo motivo abbiamo presentato una richiesta di riconsiderazione per motivi di rigore. In essa chiediamo che venga presa in considerazione in modo esaustivo la nostra situazione personale e la nostra vita pluriennale in Svizzera. Particolarmente importante in questo contesto è anche il nostro effettivo grado di integrazione nella società svizzera. In tutti questi anni abbiamo instaurato stretti legami sociali e, al contempo, sviluppato concrete prospettive professionali. Riteniamo che un’integrazione riuscita e un impegno volontario pluriennale a favore della società svizzera non debbano passare inosservati. Vi chiediamo pertanto di firmare questa petizione e di sostenerci. Date un segnale insieme a noi affinché il nostro legame pluriennale con la società svizzera e la nostra situazione personale siano presi in considerazione nella decisione.1 von 100 UnterschriftenGestartet von Ilia Ageev (Bronskiy)
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Pour que Ilia et Dmitrii puissent vivre en sécuritéNous sommes Ilia et Dmitrii, un couple qui vit en Suisse depuis plus de cinq ans. Au cours de ces cinq années, nous avons construit notre vie commune ici. En Russie, nous avons été victimes de discrimination et de stigmatisation pendant des années, et ce uniquement à cause de notre orientation sexuelle. Malgré tout, nous étions actifs politiquement et nous nous sommes battus pour nos droits et ceux des autres. Malheureusement, la haine et le régime politique en Russie étaient plus forts. En 2021, nous avons été obligés de quitter le pays et de demander l’asile en Suisse. Mais pendant ces cinq années, nous n’avons pas simplement attendu passivement une décision. Nous nous sommes efforcés de multiples façons de nous intégrer à la société suisse. Nous avons appris l’allemand, noué de vraies amitiés et tissé des liens étroits avec différentes associations et communautés en Suisse. Dmitrii a une formation pédagogique et une expérience professionnelle. Depuis plusieurs années, il soutient bénévolement une école maternelle à Zurich où il accompagne quotidiennement les enfants en tant qu’assistant scolaire. Ilia s’engage activement depuis toutes ces années auprès de nombreuses organisations à but non lucratif – en tant que photographe, mais aussi dans le domaine de la communication et des relations publiques. En plus, nous sommes tous les deux bénévoles pour beaucoup de ces organisations (Regenbogenhaus Zürich, Rainbow Networks et Zürich Pride, entre autres). Notre demande d’asile a malheureusement été rejetée. Nous respectons le droit suisse et la décision qui en découle. Cependant, nous avons une crainte fondée de retourner en Russie, étant donné la détérioration massive de la situation là-bas ces dernières années et nos activités publiques, notre engagement politique et civique en faveur des droits humains et surtout des droits de la communauté LGBTQ+. C’est pourquoi nous avons déposé une demande pour cas de rigueur. Dans cette demande, nous demandons que notre situation personnelle et nos nombreuses années passées en Suisse soient pleinement prises en compte. Notre degré réel d’intégration dans la société suisse est également un élément particulièrement important. Au fil de toutes ces années, nous avons tissé des liens sociaux étroits tout en développant des perspectives professionnelles concrètes. Nous pensons qu’une intégration réussie et un engagement bénévole de longue date au service de la société suisse ne devraient pas être ignorés. Nous vous demandons donc de signer cette pétition et de nous soutenir. Engagez-vous à nos côtés pour faire passer le message que notre attachement de longue date à la société suisse et notre situation personnelle méritent d’être pris en compte dans la décision.3 von 100 UnterschriftenGestartet von Ilia Ageev (Bronskiy)
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Gebt Ilia und Dmitrii die Chance, in Sicherheit zu lebenWir sind Ilia und Dmitrii, ein Paar, das seit mehr als fünf Jahren in der Schweiz lebt. In diesen fünf Jahren haben wir hier unser gemeinsames Leben aufgebaut. In Russland waren wir über all die Jahre Diskriminierung und Stigmatisierung ausgesetzt – allein aufgrund unserer sexuellen Orientierung. Trotzdem waren wir politisch aktiv und haben uns für unsere Rechte und die Rechte anderer eingesetzt. Leider waren der Hass und das politische Regime in Russland stärker. Im Jahr 2021 waren wir gezwungen, das Land zu verlassen und in der Schweiz Asyl zu beantragen. Doch während dieser fünf Jahre haben wir nicht einfach passiv auf eine Entscheidung gewartet. Wir haben uns auf vielfältige Weise bemüht, Teil der Schweizer Gesellschaft zu werden. Wir haben Deutsch gelernt, echte Freundschaften geschlossen und enge Verbindungen zu verschiedenen Vereinen und Gemeinschaften in der Schweiz aufgebaut. Dmitrii hat eine pädagogische Ausbildung und Berufserfahrung. Seit mehreren Jahren unterstützt er freiwillig einen Kindergarten in Zürich und begleitet dort täglich Kinder als Schulassistent. Ilia engagiert sich seit all diesen Jahren aktiv für zahlreiche gemeinnützige Organisationen – als Fotograf sowie im Bereich Kommunikation und Öffentlichkeitsarbeit. Darüber hinaus engagieren wir uns beide ehrenamtlich für viele dieser Organisationen (Regenbogenhaus Zürich, Rainbow Networks, Zürich Pride und andere). Unser Asylgesuch wurde leider abgelehnt. Wir respektieren das Schweizer Recht und die darauf basierende Entscheidung. Gleichzeitig haben wir begründete Angst vor einer Rückkehr nach Russland – insbesondere angesichts der massiven Verschlechterung der Situation dort in den vergangenen Jahren und unserer öffentlichen Aktivitäten, unseres politischen und zivilgesellschaftlichen Engagements für Menschenrechte und insbesondere für die Rechte der LGBTQ+ Community. Aus diesem Grund haben wir ein Härtefallgesuch eingereicht. Darin bitten wir darum, unsere persönliche Situation und unser langjähriges Leben in der Schweiz umfassend zu berücksichtigen. Besonders wichtig ist dabei auch unser tatsächlicher Grad der Integration in die Schweizer Gesellschaft. In all diesen Jahren haben wir enge soziale Beziehungen aufgebaut und zugleich konkrete berufliche Perspektiven entwickelt. Wir glauben, dass erfolgreiche Integration und langjähriges freiwilliges Engagement für die Schweizer Gesellschaft nicht unbeachtet bleiben sollten. Deshalb bitten wir euch, diese Petition zu unterschreiben und uns zu unterstützen. Setzt gemeinsam mit uns ein Zeichen dafür, dass unsere langjährige Verbundenheit mit der Schweizer Gesellschaft und unsere persönliche Situation gehört und bei der Entscheidung berücksichtigt werden sollen.2.653 von 3.000 UnterschriftenGestartet von Ilia Ageev (Bronskiy)
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L'initiative de l'UDC « pour la protection des frontières » viole le droit international impératifLe 24 septembre 2025, l'UDC a déposé l'initiative dite « pour la protection des frontières ». L'initiative s’attaque aux droits humains et aux engagements de la Suisse. Cette initiative de l'UDC n'est pas seulement contraire aux principes fondamentaux de l'État de droit. Elle est profondément déshumanisante. Elle ne se contente pas de vouloir résilier la Convention européenne des droits de l'homme. Elle enterre aussi notre tradition humanitaire en bafouant le droit d'asile, la Convention de Genève sur les réfugiés et notre Constitution. L’initiative viole le droit international impératif. Elle demande que toutes les personnes sans titre de séjour valable soient expulsées, indépendamment du fait qu'elles risquent d'être torturées ou de subir d'autres types de traitements cruels et inhumains si elles sont renvoyées. Parallèlement, elle souhaite abolir le statut de séjour "admission provisoire" (statut F) en tant que statut de protection subsidiaire sans le remplacer. Cela crée un groupe de personnes menacées de torture et de traitements cruels, pour lesquelles aucune exception au renvoi ne peut plus être faite. La Suisse devrait donc rapatrier des personnes tout en sachant qu'elles risquent d'être torturées ou de subir d'autres types de traitements inhumains et cruels. Il s'agit là d'une violation manifeste des règles du droit international impératif, le socle de règles les plus fondamentales que tous les Etats du monde s’engagent à respecter. En vertu de l'article 139, paragraphe 3, de la Constitution fédérale, l'Assemblée fédérale est donc tenue de déclarer cette initiative totalement ou partiellement invalide.2.953 von 3.000 UnterschriftenGestartet von Campax - make change happen
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Die «Grenzschutz-Initiative» der SVP verletzt das zwingende VölkerrechtDie SVP hat am 24. September 2025 ihre sogenannte «Grenzschutz-Initiative» eingereicht. Die Initiative ist ein Rundumschlag. Diese SVP-Initiative verstösst nicht nur gegen die Grundpfeiler der Rechtsstaatlichkeit und gegen die Menschlichkeit. Sie nimmt nicht nur die Kündigung der Europäischen Menschenrechtskonvention in Kauf. Sie beerdigt nicht nur unsere humanitäre Tradition, indem sie mit dem Recht auf Asyl, mit der Genfer Flüchtlingskonvention und mit unserer Verfassung bricht. Diese SVP-Initiative bricht zwingendes Völkerrecht. Sie fordert, dass alle Personen ohne gültigen Aufenthaltstitel ausgeschafft werden, unabhängig davon, ob ihnen bei einer Rückführung Folter oder eine andere Art grausamer und unmenschlicher Behandlung droht. Gleichzeitig möchte sie den Aufenthaltsstatus der «vorläufigen Aufnahme» (F-Status) als subsidiären Schutzstatus ersatzlos abschaffen. Dadurch entsteht eine Gruppe von Personen, die von Folter und grausamer Behandlung bedroht ist, und für die keine Ausnahmen mehr von einer Rückführung gemacht werden kann. Die Schweiz müsste also Personen zurückführen, obwohl sie weiss, dass ihnen Folter oder eine andere Art unmenschlicher und grausamer Behandlung droht. Darin liegt ein klarer Verstoss gegen die allergrundlegendsten Regeln der internationalen Gemeinschaft, gegen das zwingende Völkerrecht, das unter allen Umständen eingehalten werden muss. Damit ist die Bundesversammlung gemäss Artikel 139 Abs. 3 der Bundesverfassung verpflichtet, die Initiative für ganz oder teilweise ungültig zu erklären.1.135 von 2.000 UnterschriftenGestartet von Campax - make change happen
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Appel à respecter la tradition humanitaire de la SuissePlusieurs cas concrets montrent qu’il ne s’agit pas de cas isolés regrettables, mais d’une routine effrayante. En voici quelques exemples : • Le cas « Alan » : un destin qui doit nous servir d’avertissement : Alan était engagé politiquement en Turquie au sein d’un parti kurde. Le Tribunal administratif fédéral suisse a affirmé que sa crainte était «manifestement infondée». Résultat : après son expulsion, Alan a été arrêté dès son arrivée à l’aéroport en Turquie. Il est aujourd’hui en prison pour «soutien au terrorisme» présumé. (1) • Le cas de Bahar Yalçınkaya et de ses enfants : La militante politique Bahar Yalçınkaya s’est enfuie en Suisse avec ses enfants. Malgré des risques indéniables pour la famille, ils risquent l'expulsion. (2) • Le cas d’Ahmed Azad Çağan : Ce journaliste kurde s’est réfugié en Suisse pour échapper aux persécutions. Au lieu d’obtenir une protection, il a été placé en détention à Ben vue de son expulsion, malgré les avertissements massifs des organisations internationales de défense des droits humains. (3) • Le cas de Perihan Kaya : La journaliste kurde risque d’être expulsée vers la Croatie (pays Dublin). Des organisations comme Reporters sans frontières (RSF) mettent en garde contre un renvoi en chaîne vers la Turquie, où elle risque plusieurs années de prison. (4) Avec au moins (5) onze autres cas documentés par l’Organisation suisse d’aide aux réfugiés (OSAR) et les Juristes démocrates de Suisse (DJS)*, une chose est claire : ceux qui sont recherchés pour des propos critiques ou leur engagement politique ne bénéficient pratiquement plus d’aucune protection en Suisse. Comme les instances nationales font défaut, nous adressons nos revendications au Conseil des droits de l’homme de l’ONU ainsi qu’au HCR. Agissons ensemble pour la protection des droits humains ! Envoyons ensemble un signal fort en faveur de la tradition humanitaire de notre Suisse. Je vous remercie chaleureusement pour votre attention et votre engagement. Veuillez s'il vous plaît signer cet appel adressé à l’ONU et le transmettre à vos ami·e·s, votre famille et vos connaissances. Sources : • (1): srf.ch kurdische-asylsuchende von der schweiz abgewiesen in der Tuerkei inhaftiert • (2): 20min.ch schweiz schafft kurdin aus in istanbul wird sie sofort verhaftet • (3): ANF News menschenrechte/protest gegen geplante abschiebung von Ahmed Azad Cagan- • (4): Reporter ohne Grenzen Schweiz Der kurdischen Journalistin Perihan Kaya droht Gefängnis bei Rückführung durch die Schweiz impressum.ch Bundesverwaltungsgericht tadelt SEM: Ausschaffung kurdischer Journalistin zurückgewiesen • (5): ANF News Kurdische Aktivistin in der Schweiz von Abschiebung bedroht watson.ch 16 Polizisten für eine Familie: Zwangsausschaffung in Luzern sorgt für Kritik1.555 von 2.000 UnterschriftenGestartet von Peter Sutter
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Appello a preservare la tradizione umanitaria della SvizzeraDiversi casi concreti dimostrano che non si tratta di singoli episodi deplorevoli, bensì di una routine allarmante; ecco alcuni esempi: • Il caso «Alan»: un destino che fa riflettere: Alan era impegnato politicamente in Turchia a favore di un partito curdo. Il Tribunale amministrativo federale svizzero ha affermato che il suo timore fosse «manifestamente infondato». La conseguenza: dopo la sua espulsione, Alan è stato arrestato direttamente all’aeroporto in Turchia. Oggi si trova in carcere con l’accusa di presunto «sostegno al terrorismo». (1) • Il caso di Bahar Yalçınkaya e dei suoi figli: L’attivista politica Bahar Yalçınkaya è fuggita in Svizzera con i propri figli. Nonostante i rischi innegabili per la famiglia, essi rischiano l’espulsione. (2) • Il caso di Ahmed Azad Çağan: Il giornalista curdo è fuggito in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni. Anziché ricevere protezione, è stato posto in detenzione in vista dell’espulsione a Basilea – nonostante i massicci avvertimenti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani. (3) • Il caso di Perihan Kaya: La giornalista curda rischia l’espulsione verso la Croazia (Stato di Dublino). Organizzazioni come Reporter senza frontiere (RSF) mettono in guardia da un’espulsione a catena verso la Turchia, dove rischia anni di detenzione. (4) Insieme ad almeno (5) altri undici casi documentati dall’Aiuto svizzero ai rifugiati (SFH) e dalle Giuriste democratiche svizzere (DJS)* emerge chiaramente che chi è ricercato a causa di dichiarazioni critiche o di attività politica non riceve quasi più protezione in Svizzera. Poiché le istanze nazionali falliscono, rivolgiamo le nostre richieste al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e all’UNHCR. Agiamo insieme per la tutela dei diritti umani! Diamo insieme un segnale forte a favore della tradizione umanitaria della nostra Svizzera. Vi ringrazio di cuore per la vostra attenzione e il vostro impegno. Vi prego di firmare questo appello rivolto all’ONU e di inoltrarlo ad amici, familiari e conoscenti. Fonti: • 1): srf.ch kurdische-asylsuchende von der schweiz abgewiesen in der Tuerkei inhaftiert • (2): 20min.ch schweiz schafft kurdin aus in istanbul wird sie sofort verhaftet • (3): ANF News menschenrechte/protest gegen geplante abschiebung von Ahmed Azad Cagan- • (4): Reporter ohne Grenzen Schweiz Der kurdischen Journalistin Perihan Kaya droht Gefängnis bei Rückführung durch die Schweiz impressum.ch Bundesverwaltungsgericht tadelt SEM: Ausschaffung kurdischer Journalistin zurückgewiesen • (5): ANF News Kurdische Aktivistin in der Schweiz von Abschiebung bedroht watson.ch 16 Polizisten für eine Familie: Zwangsausschaffung in Luzern sorgt für Kritik607 von 800 UnterschriftenGestartet von Peter Sutter
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Aufruf zur Wahrung der humanitären Tradition der SchweizMehrere konkrete Fälle belegen, dass es sich nicht um bedauerliche Einzelfälle handelt, sondern um eine erschreckende Routine, einige Beispiele: • Der Fall «Alan» Ein warnendes Schicksal: Alan engagierte sich in der Türkei politisch für eine kurdische Partei. Das Schweizer Bundesverwaltungsgericht behauptete, seine Furcht sei «offensichtlich unbegründet». Die Folge: Nach seiner Ausschaffung wurde Alan direkt am Flughafen in der Türkei verhaftet. Er sitzt heute wegen angeblicher «Terrorunterstützung» im Gefängnis. (1) • Der Fall Bahar Yalçınkaya und ihre Kinder: Die politische Aktivistin Bahar Yalçınkaya floh mit ihren Kindern in die Schweiz. Trotz unbestreitbarer Risiken für die Familie droht ihnen die Ausschaffung. (2) • Der Fall Ahmed Azad Çağan: Der kurdische Journalist flüchtete vor Verfolgung in die Schweiz. Anstatt Schutz zu erhalten, wurde er in Basel in Ausschaffungshaft genommen – entgegen massiver Warnungen internationaler Menschenrechtsorganisationen. (3) • Der Fall Perihan Kaya: Der kurdischen Journalistin droht die Abschiebung nach Kroatien (Dublin-Staat). Organisationen wie Reporter ohne Grenzen (RSF) warnen vor einer Kettenabschiebung in die Türkei, wo ihr jahrelange Haft droht. (4) Zusammen mit mindestens (5) elf weiteren von der Schweizerischen Flüchtlingshilfe (SFH) und den Demokratischen Juristinnen Schweiz (DJS)* dokumentierten Fällen zeigt sich: Wer wegen kritischer Äußerungen oder politischer Arbeit gesucht wird, erhält in der Schweiz kaum mehr Schutz. Da die nationalen Instanzen versagen, richten wir unsere Forderungen an den UN-Menschenrechtsrat sowie das UNHCR. Handeln wir zusammen für den Schutz der Menschenrechte! Setzen wir gemeinsam ein starkes Zeichen für die humanitäre Tradition unserer Schweiz. Ich danke Ihnen herzlich für Ihre Aufmerksamkeit und Ihren Einsatz. Bitte unterzeichnen Sie diesen Appell an die UN und leiten Sie ihn an Freunde, Familie und Bekannte weiter. Quellen: • (1): srf.ch kurdische-asylsuchende von der schweiz abgewiesen in der Tuerkei inhaftiert • (2): 20min.ch schweiz schafft kurdin aus in istanbul wird sie sofort verhaftet • (3): ANF News menschenrechte/protest gegen geplante abschiebung von Ahmed Azad Cagan- • (4): Reporter ohne Grenzen Schweiz Der kurdischen Journalistin Perihan Kaya droht Gefängnis bei Rückführung durch die Schweiz impressum.ch Bundesverwaltungsgericht tadelt SEM: Ausschaffung kurdischer Journalistin zurückgewiesen • (5): ANF News Kurdische Aktivistin in der Schweiz von Abschiebung bedroht watson.ch 16 Polizisten für eine Familie: Zwangsausschaffung in Luzern sorgt für Kritik6.907 von 7.000 UnterschriftenGestartet von Peter Sutter
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Definitives Bleiberecht und Schutz für Thierry und seine Familie in der SchweizGemäß der Europäischen Menschenrechtskonvention (EMRK) darf kein Mensch in ein Land ausgeschafft werden, in dem ihm Folter oder der Tod drohen. Auf die Frage der Behörden, was Thierry bei einer Rückkehr erwarte, antwortete der Betroffene unter Tränen: “Der TOD, und NICHTS ANDERES.” Trotz dieser akuten Gefahr offenbaren die Urteile des SEM (November 2024) und des Bundesverwaltungsgerichts (Juli 2026) eine besorgniserregende Rechtspraxis. Anstatt den Sachverhalt objektiv zu prüfen, bedienen sich die Behörden projektiver Mutmaßungen: • Inkonsistente Vorwürfe: Trotz Bestätigung von «hohem quantitativen Detailreichtum» und verifizierbaren Ortskenntnissen wird Thierry das Erlebte abgesprochen. Schildert er Vorfälle detailliert, wird unterstellt, er habe sein Wissen aus den Medien kopiert («Trittbrettfahrer»). Dass er dieselben Fluchtgründe bereits 2013 in Südafrika angab – lange bevor Medien darüber berichteten –, wird schlicht ignoriert. • Pauschale Entwertung aller Beweise: Über 300 Seiten sorgfältig zusammengetragener Dokumente, Haftbefehle, Zahlungsnachweise und Videoaufnahmen (welche die Bedrohung der Ehefrau durch den Geheimdienst SNR zeigen) werden pauschal mit der Behauptung «möglicher Fälschung» oder «fehlender Sicherheitsmerkmale» abgetan. • Verletzung der Begründungspflicht: Das SEM behauptet ohne jeglichen Beleg, die Sicherheitslage in Burundi habe sich verbessert. Dabei vollzieht zurzeit kein einziges europäisches Land außer der Schweiz Ausschaffungen nach Burundi. Human Rights Watch dokumentiert weiterhin systematische Folter, Morde und das spurlose Verschwinden von Rückkehrern. • Fehlende Instanzenkontrolle: Das BVGer übernimmt die Argumente der Vorinstanz unhinterfragt, anstatt als unabhängige Justizbehörde zu fungieren. Da das BVGer im Asylwesen die letzte Instanz ist, bleibt Betroffenen der Weg ans Bundesgericht verwehrt – eine stossende Rechtsungleichheit. Während Thierry in der Schweiz um sein Aufenthaltsrecht kämpft, sorgt er sich gleichzeitig um seine Familie, die sich mit Überfällen, Giftanschlägen und Verfolgung auseinandersetzen muss. Während die Schweizer Behörden das Verfahren verschleppten, schwebte Thierrys Familie in permanenter Todesgefahr und musste folgenden Leidensweg erdulden: • Giftanschlag auf das Kind: Ende 2023 verabreichten Unbekannte Thierrys kleinem Sohn vergiftete Süßigkeiten. Ein Onkel verstarb kurz darauf unter ähnlichen Umständen. • Gewalt und Festnahmen: Im Januar 2025 wurde Thierrys Ehefrau Marie nach einem Besuch beim Schweizer Konsulat vom Geheimdienst verschleppt und misshandelt. Im Januar 2026 wurde sie erneut in ihrer Wohnung aufgesucht und zusammengeschlagen. • Dramatische Verzweiflungsflucht (Mai 2026): Aus Todesangst floh Marie mit den Kindern über die Türkei. Beim Versuch, mit einem Boot nach Italien zu gelangen, wurden sie festgenommen; türkische Sicherheitskräfte prügelten mit Eisenstangen auf die Geflüchteten ein. Marie erlitt dabei schwere Verletzungen. • Drohende Kettenausschaffung: Der Familie droht in der Türkei die Abschiebung in den Kongo und die anschließende Überstellung nach Burundi – was ihr sicheres Todesurteil wäre. Werden Sie der humanitären Tradition der Schweiz gerecht. Verhindern Sie, dass Schweizer Asylentscheide zu Todesurteilen werden! Unterzeichne jetzt die Petition.4.540 von 5.000 UnterschriftenGestartet von Peter Sutter
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Petition für den Verbleib der Familie Özgün in der SchweizDiese Familie hat sich hier ein Zuhause aufgebaut. Sie gehört zu unserer Gemeinschaft. Wir möchten nicht, dass sie auseinandergerissen und aus ihrem vertrauten Leben herausgerissen wird. Deshalb unterstützen wir das Härtefallgesuch der Familie Özgün und bitten die zuständigen Behörden von Herzen, ihnen eine Zukunft in der Schweiz zu ermöglichen.559 von 600 UnterschriftenGestartet von E. Posnanski
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Suspension immédiate des expulsions des réfugié·e·s du BurundiCertain·e·s signataires de cette pétition accompagnent au quotidien des réfugié·e·s burundais·e·s dans leur vie familiale : dans le cadre de programmes d’emploi liés à des projets liés à la nature, du projet Caritas « Tandem – mit Deutsch unterwegs », lors d’excursions, lors de consultations en matière de santé physique et mentale, ainsi que dans la recherche de stages. Nous connaissons leurs inquiétudes, leurs craintes et leurs nuits blanches, ainsi que le poids de l’incertitude face à la menace d’un renvoi. Nous savons que certaines de ces personnes ont été emprisonnées et torturées. En cas de renvoi, elles sont, comme beaucoup d’autres, menacées dans leur intégrité physique et leur vie. Les faits et les rapports à ce sujet sont sans équivoque. La Suisse se targue de sa tradition humanitaire et de son engagement en faveur des droits humains. Les violations des droits humains au Burundi sont graves : il est grand temps de mettre un terme aux expulsions. La pétition a été lancée par les signataires suivants : Theres Germann-Tillmann Infirmière diplômée ES, spécialiste en thérapie assistée par les animaux / pédagogie et conseil Initiatrice et co-responsable d’un projet diaconal œcuménique lauréat du Prix social d’Argovie 2024 Judith Graser Chercheuse, kinésithérapeute pour enfants, engagement social bénévole Robert Widmer Morf Ingénieur senior, administrateur d’église réformée Philipp Germann-Tillmann Ingénieur senior, membre de l’équipe centrale du projet diaconal œcuménique, engagement social bénévole Katrin Morf Widmer Pédagogue curative, catéchiste. Présidente du PEV du district de Zurzach Stefan Haus1.842 von 2.000 UnterschriftenGestartet von Theres Germann-Tillmann
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