• Salviamo i nostri dati sanitari dalla lobby sanitaria!
    La tua chiave. I tuoi dati. Tutela dei diritti fondamentali: La digitalizzazione nel settore sanitario può apportare vantaggi, ma ciò non deve avvenire a scapito dei nostri diritti fondamentali. La sanità può diventare digitale, ma solo in modo sicuro, volontario e al servizio delle persone. Attacco all’autodeterminazione: Chi in futuro non desidera che i propri dati sanitari siano conservati in un fascicolo digitale sotto il controllo della Confederazione, dovrà, secondo la Confederazione, opporsi attivamente entro 45 giorni. Questo «opt-out» costituisce un attacco all’autodeterminazione, poiché i dati sensibili vengono raccolti e archiviati centralmente senza previo consenso. L’archiviazione centralizzata come rischio per la sicurezza: Il Consiglio federale, il Parlamento e la lobby sanitaria stanno pianificando un trattamento centralizzato dei dati senza crittografia personale. Una simile architettura centralizzata comporta un rischio enorme di abuso dei dati. Rischio di sorveglianza: secondo i piani attuali, gli utenti non riceveranno alcuna chiave personale e non avranno quindi alcun controllo autonomo sui propri dati sanitari. Ciò apre le porte ad abusi e sorveglianza. Tutela dei nostri dati più riservati: si tratta di dati altamente sensibili che meritano la massima protezione. Sono preziosi quanto la vostra salute.
    2 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Digitale Gesellschaft
  • Dare a Ilia e Dmitrii la possibilità di vivere in sicurezza
    Siamo Ilia e Dmitrii, una coppia che vive in Svizzera da più di cinque anni. In questi cinque anni abbiamo costruito qui la nostra vita insieme. In Russia, nel corso di tutti questi anni, siamo stati vittime di discriminazione e stigmatizzazione – esclusivamente a causa del nostro orientamento sessuale. Ciononostante, siamo stati politicamente attivi e ci siamo impegnati a difesa dei nostri diritti e di quelli degli altri. Purtroppo, l’odio e il regime politico in Russia si sono rivelati più forti. Nel 2021 siamo stati costretti a lasciare il Paese e a richiedere asilo in Svizzera. Tuttavia, durante questi cinque anni non ci siamo limitati ad attendere passivamente una decisione. Ci siamo impegnati in vari modi per integrarci nella società svizzera. Abbiamo imparato il tedesco, stretto vere amicizie e instaurato legami profondi con diverse associazioni e comunità in Svizzera. Dmitrii ha una formazione pedagogica ed esperienza professionale. Da diversi anni sostiene come volontario un asilo nido a Zurigo, dove accompagna quotidianamente i bambini in qualità di assistente scolastico. Ilia si impegna attivamente da tutti questi anni a favore di numerose organizzazioni senza scopo di lucro – sia come fotografo che nel settore della comunicazione e delle pubbliche relazioni. Inoltre, entrambi prestiamo servizio di volontariato per molte di queste organizzazioni (Regenbogenhaus Zürich, Rainbow Networks, Zürich Pride e altre). Purtroppo la nostra domanda di asilo è stata respinta. Rispettiamo il diritto svizzero e la decisione basata su di esso. Allo stesso tempo, nutriamo un fondato timore di tornare in Russia – in particolare alla luce del massiccio peggioramento della situazione in quel Paese negli ultimi anni e delle nostre attività pubbliche, del nostro impegno politico e nella società civile a favore dei diritti umani e, in particolare, dei diritti della comunità LGBTQ+. Per questo motivo abbiamo presentato una richiesta di riconsiderazione per motivi di rigore. In essa chiediamo che venga presa in considerazione in modo esaustivo la nostra situazione personale e la nostra vita pluriennale in Svizzera. Particolarmente importante in questo contesto è anche il nostro effettivo grado di integrazione nella società svizzera. In tutti questi anni abbiamo instaurato stretti legami sociali e, al contempo, sviluppato concrete prospettive professionali. Riteniamo che un’integrazione riuscita e un impegno volontario pluriennale a favore della società svizzera non debbano passare inosservati. Vi chiediamo pertanto di firmare questa petizione e di sostenerci. Date un segnale insieme a noi affinché il nostro legame pluriennale con la società svizzera e la nostra situazione personale siano presi in considerazione nella decisione.
    1 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Ilia Ageev (Bronskiy)
  • Pas de match de football contre Israël – Le génocide ne doit pas être banalisé
    Les 9 et 13 octobre, l'équipe nationale féminine suisse affrontera Israël. Le match à domicile aura lieu à Sion. Il ne nous reste plus que quelques jours. Chaque signature rend la tâche plus difficile pour l'ASF de simplement fermer les yeux.
    103 von 200 Unterschriften
    Gestartet von Martine Rouiller
  • Procura Civica per la Sanità: La Rete che Processa il Sistema LAMal
    Ogni anno ci viene ripetuta la stessa versione dei fatti: "I premi delle casse malati aumentano perché la popolazione invecchia, le tecnologie costano e usiamo troppi servizi". Ci siamo abituati a considerare il rincaro annuale come un costo inevitabile e a vedere la politica limitarsi a mettere "cerotti" burocratici: ritocchi alle franchigie, modelli assicurativi penalizzanti e discussioni sui tariffari che non fermano mai l'aumento dei costi. Questa piattaforma nasce per cambiare prospettiva. Non cerchiamo modifiche marginali dentro un sistema tracciato dalle lobby. Sveliamo la struttura di un meccanismo che drena risorse dalla classe media per alimentare rendite di posizione. Perché questa iniziativa è fondamentale • Per la salute reale: Quando la franchigia e i premi diventano insostenibili, le persone iniziano a rinunciare alla prevenzione e ai controlli medicatori per paura del conto finale. • Per la stabilità delle famiglie: I premi LAMal sono diventati la prima causa di sovraindebitamento e impoverimento per il ceto medio e i pensionati. • Per la dignità del cittadino: Le persone non sono "ticket d'ingresso" in ospedale o profili di rischio da monetizzare, ma esseri umani che chiedono tutela. • Per l'etica e la responsabilità dello Stato: Lo Stato ha il dovere di proteggere la popolazione e garantire la trasparenza, non di imporre per legge l'obbligo di pagare senza controllare la crescita opaca dei costi e dei profitti. Come funziona la piattaforma P2P Non siamo un partito politico tradizionale. Funzioniamo come una rete decentralizzata di inchiesta e informazione (Peer-to-Peer): 1. Raccogliamo e verifichiamo dati: Cittadini, professionisti della sanità, contabili e giuristi mettono in comune documenti, fatture e analisi per fare chiarezza sui costi reali. 2. Mappiamo le strutture di potere: Rendiamo pubblici i legami tra politica di milizia, Consigli di Amministrazione e aziende del settore sanitario. 3. Mettiamo le informazioni a disposizione di tutti: Ogni dossier, report o inchiesta validata diventa di dominio pubblico per dare agli assicurati gli strumenti per difendersi. Iscrivendoti lasci il tuo contatto per ricevere i dossier, partecipare alle segnalazioni o sostenere la diffusione delle notizie sul territorio. 
    1 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Il Procuratore Civico
  • Recuperiamo il carovita del personale pubblico, parapubblico e sociosanitario!
    Questo scarto ha gravi ripercussioni strutturali: un mancato adeguamento mantiene infatti più basso il salario in tutta la carriera, incide sui successivi aumenti e riduce i contributi pensionistici. Malgrado ciò, nel 2027 il Governo ha riconosciuto solo un carovita del 0.25%: un importo che, oltre non recuperare minimamente le ultime perdite, non compenserebbe neanche il rincaro attuale.   Tra cassa malati, benzina, energia e affitti, il personale sta perdendo sempre più potere d’acquisto. Difendere i salari reali non è quindi un privilegio, ma un diritto: si adeguino finalmente gli stipendi!
    230 von 300 Unterschriften
    Gestartet von Sindacati OCST, VPOD e SIT Ticino
  • Pour que Ilia et Dmitrii puissent vivre en sécurité
    Nous sommes Ilia et Dmitrii, un couple qui vit en Suisse depuis plus de cinq ans. Au cours de ces cinq années, nous avons construit notre vie commune ici. En Russie, nous avons été victimes de discrimination et de stigmatisation pendant des années, et ce uniquement à cause de notre orientation sexuelle. Malgré tout, nous étions actifs politiquement et nous nous sommes battus pour nos droits et ceux des autres. Malheureusement, la haine et le régime politique en Russie étaient plus forts. En 2021, nous avons été obligés de quitter le pays et de demander l’asile en Suisse. Mais pendant ces cinq années, nous n’avons pas simplement attendu passivement une décision. Nous nous sommes efforcés de multiples façons de nous intégrer à la société suisse. Nous avons appris l’allemand, noué de vraies amitiés et tissé des liens étroits avec différentes associations et communautés en Suisse. Dmitrii a une formation pédagogique et une expérience professionnelle. Depuis plusieurs années, il soutient bénévolement une école maternelle à Zurich où il accompagne quotidiennement les enfants en tant qu’assistant scolaire. Ilia s’engage activement depuis toutes ces années auprès de nombreuses organisations à but non lucratif – en tant que photographe, mais aussi dans le domaine de la communication et des relations publiques. En plus, nous sommes tous les deux bénévoles pour beaucoup de ces organisations (Regenbogenhaus Zürich, Rainbow Networks et Zürich Pride, entre autres). Notre demande d’asile a malheureusement été rejetée. Nous respectons le droit suisse et la décision qui en découle. Cependant, nous avons une crainte fondée de retourner en Russie, étant donné la détérioration massive de la situation là-bas ces dernières années et nos activités publiques, notre engagement politique et civique en faveur des droits humains et surtout des droits de la communauté LGBTQ+. C’est pourquoi nous avons déposé une demande pour cas de rigueur. Dans cette demande, nous demandons que notre situation personnelle et nos nombreuses années passées en Suisse soient pleinement prises en compte. Notre degré réel d’intégration dans la société suisse est également un élément particulièrement important. Au fil de toutes ces années, nous avons tissé des liens sociaux étroits tout en développant des perspectives professionnelles concrètes. Nous pensons qu’une intégration réussie et un engagement bénévole de longue date au service de la société suisse ne devraient pas être ignorés. Nous vous demandons donc de signer cette pétition et de nous soutenir. Engagez-vous à nos côtés pour faire passer le message que notre attachement de longue date à la société suisse et notre situation personnelle méritent d’être pris en compte dans la décision.
    2 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Ilia Ageev (Bronskiy)
  • Kein Frauenfussball mit Israel – Genozid darf nicht normalisiert werden
    Am 9. und 13. Oktober spielt die Schweizer Frauen-Nati gegen Israel. Das Heimspiel findet in Sion statt. Uns bleiben nur noch wenige Tage. Jede Unterschrift macht es für den SFV schwieriger, einfach wegzuschauen. Warum jetzt? Über 74'000 Palästinenser*innen wurden getötet, darunter 21'638 Kinder. 1,4 Millionen Menschen haben in Palästina kein Zuhause mehr. 82 Prozent aller Gebäude sind beschädigt, rund zwei Drittel ganz zerstört. 207 Journalist*innen haben ihr Leben verloren. Nach einer 80-tägigen Blockade droht der gesamten Bevölkerung eine Hungersnot. Im September 2025 kam die Untersuchungskommission des UNO-Menschenrechtsrats zum Schluss, dass Israel in Gaza einen Genozid begeht. Amnesty International, Human Rights Watch und die israelische Menschenrechtsorganisation B'Tselem sind zum selben Ergebnis gekommen. Vor dem Internationalen Gerichtshof klagt Südafrika gegen Israel, und über 18 Staaten unterstützen die Klage, darunter Spanien, Irland, Belgien und die Türkei. Nur die Sportverbände tun so, als wäre nichts. Bei Russland war das auch möglich Als Russland 2022 die Ukraine angriff, haben FIFA und UEFA das Land innert weniger Tage von den Wettkämpfen suspendiert. Bei Israel passierte das nicht, obwohl die Vorwürfe gegen den Staat schwer wiegen und breit dokumentiert sind. Israel spielt damit weiter international mit, und die Schweiz tritt im Oktober gleich zweimal gegen das Team an. Wir fragen uns: Wenn der Ausschluss von Russland richtig war, warum soll für Israel etwas anderes gelten? In Irland haben über 160 Sportler*innen einen Boykottaufruf unterschrieben. Der irische Verband fordert seither die Suspendierung Israels. Norwegen hat bei FIFA und UEFA offiziell einen Antrag gestellt. Mehr als 60 Athlet*innen aus aller Welt haben sich in einem offenen Brief an den UEFA-Präsident Aleksander Čeferin gewandt. Und die Schweiz? Der Schweizerische Fussballverband schweigt.  SFV setzt ein fragwürdiges Zeichen – wir wehren uns! Wird in Sion angepfiffen, als wäre nichts, sendet der SFV eine klare Botschaft: Mit Israel ist alles normal. Doch an einem Genozid ist nichts normal. Wir werden nicht auf der Tribüne sitzen und zusehen, wie Fussball ihn normal aussehen lässt. Mit 500 Unterschriften gehen wir auf die Medien im Wallis zu. Ab 1000 verlangen wir vom SFV eine offizielle Stellungnahme. Ab 2500 informieren wir das Bundesamt für Sport (BASPO). Und ab 5000 bitten wir Parlamentarier*innen, das Thema mit einem Vorstoss ins Parlament zu bringen.   Was du tun kannst: Die Petition zu unterschreiben dauert 30 Sekunden. Schick die Petition an deine Freund*innen, in deine Gruppenchats und poste sie mit #KeinSpielInSion. Sprich FC-Sion-Fans, Gewerkschaften, Vereine und lokale Gruppen an.   Am 13. Oktober ist Anpfiff. Bis dahin zählt jede Stimme. Die gleiche Petition gibt es auch auf französisch https://act.campax.org/petitions/pas-de-match-de-football-contre-israel-le-genocide-ne-doit-pas-etre-banalise?source=web_share_api&utm_source=web_share_api&share=d4f592ef-5b20-4fd9-9dc4-0cd429fc62dd ********** Quellen: UN Commission of Inquiry, September 2025 Amnesty International, November 2025 Human Rights Watch, März 2026 IMEU, September 2026 UNOSAT, Februar 2026 CPJ, Juni 2026 Haaretz, Dezember 2025 & März 2026 Global Centre for R2P, September 2026 Al Jazeera, Mai 2026
    185 von 200 Unterschriften
    Gestartet von Silvia Müri und Theo Kaldis
  • Alkohol ist kein gewöhnliches Konsumgut – strengere Regeln für die Schweiz
    Alkohol ist gesellschaftlich stark etabliert. Bier, Wein und Spirituosen sind in der Schweiz in Supermärkten, Tankstellenshops, Kiosken, Restaurants und über Lieferdienste einfach erhältlich. Gleichzeitig kann problematischer Alkoholkonsum erhebliche gesundheitliche und gesellschaftliche Folgen haben. Nach Angaben des Bundesamtes für Gesundheit weisen Teile der Schweizer Bevölkerung einen problematischen Alkoholkonsum auf. Schätzungsweise 250'000 bis 300'000 Menschen in der Schweiz sind alkoholabhängig. Problematischer Alkoholkonsum verursacht zudem erhebliche gesellschaftliche Kosten. Auch bei Gewalt und häuslichen Konflikten muss differenziert argumentiert werden: Alkohol ist nicht die alleinige Ursache häuslicher Gewalt. Substanzprobleme können jedoch einer von mehreren Risikofaktoren sein und bestehende Konflikte verschärfen. Menschen mit einer Alkoholabhängigkeit dürfen dabei nicht stigmatisiert werden. Abhängigkeit ist ein gesundheitliches und gesellschaftliches Problem, bei dem Unterstützung und Behandlung notwendig sind. Gleichzeitig stellt sich die Frage, ob unsere heutigen Verkaufsregeln zu den bekannten Risiken passen. Einige Schweizer Kantone kennen bereits Einschränkungen beim nächtlichen Alkoholverkauf. Auch international gibt es unterschiedliche Modelle – darunter eingeschränkte Verkaufszeiten, Mindestpreise und stärker regulierte Verkaufsstellen. Diese Petition fordert deshalb eine sachliche politische Auseinandersetzung mit der Frage: Braucht die Schweiz strengere und einheitlichere Regeln für Verkauf, Preis und Verfügbarkeit von Alkohol? Was diese Petition nicht fordert Kein generelles Alkoholverbot. Keine Kriminalisierung von Menschen, die Alkohol konsumieren. Keine Stigmatisierung alkoholabhängiger Menschen. Gefordert werden konkrete Regeln für Verkauf und Verfügbarkeit sowie eine stärkere Prävention und Unterstützung von Betroffenen.
    1 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Fabio Berta
  • Préservons nos données de santé de l'emprise du lobby de la santé !
    Votre clé. Vos données. • Protection des droits fondamentaux : La numérisation du secteur de la santé peut apporter des avantages, mais cela ne saurait se faire au détriment de nos droits fondamentaux. La santé peut passer au numérique, mais uniquement si cette transition est sécurisée, volontaire et au service de la population. • Atteinte à l'autodétermination : Dans la version actuelle, toute personne ne souhaitant pas à l'avenir que ses données de santé soient enregistrées dans un dossier numérique sous le contrôle de la Confédération devra s'y opposer activement dans un délai de 45 jours. Cet opt-out (modèle d’opposition) constitue une atteinte à l’autodétermination, car des données sensibles seront saisies et enregistrées de manière centralisée sans consentement préalable. • Le stockage centralisé est un risque pour la sécurité : Le Conseil fédéral, le Parlement et le lobby de la santé prévoient un traitement centralisé des données sans chiffrement individuel. Une telle architecture centralisée présente un risque majeur d’utilisation abusive des données. • Risque de surveillance : Selon les plans actuels, les utilisateur·rice·s ne recevront pas de clé personnelle et n’auront donc pas le contrôle individuel sur leurs données de santé. Cela ouvre la voie aux abus et à la surveillance. • Protection de nos données les plus intimes : Il s’agit de données extrêmement sensibles qui méritent le plus haut niveau de protection. Elles sont aussi précieuses que votre santé.
    2.337 von 3.000 Unterschriften
    Gestartet von Digitale Gesellschaft
  • Retten wir unsere Gesundheitsdaten vor der Gesundheitslobby!
    Dein Schlüssel. Deine Daten. • Schutz der Grundrechte: Die Digitalisierung im Gesundheitswesen kann Vorteile bringen, aber das darf nicht auf Kosten unserer Grundrechte passieren. Gesundheit darf digital werden – aber nur sicher, freiwillig und im Dienst der Menschen. • Angriff auf die Selbstbestimmung: Wer seine Gesundheitsdaten künftig nicht in einem digitalen Dossier unter Bundeskontrolle wissen will, muss gemäss Bund innerhalb von 45 Tagen aktiv widersprechen. Dieses Opt-out ist ein Angriff auf die Selbstbestimmung, da sensible Daten ohne vorherige Zustimmung erfasst und zentral gespeichert werden. • Zentrale Speicherung als Sicherheitsrisiko: Bundesrat, Parlament und die Gesundheitslobby planen eine zentrale Datenbearbeitung ohne persönliche Verschlüsselung. Eine solche zentrale Architektur birgt ein massives Risiko für Datenmissbrauch. • Gefahr von Überwachung: Nutzer*innen erhalten nach den aktuellen Plänen keinen persönlichen Schlüssel und haben damit keine selbstbestimmte Kontrolle über ihre Gesundheitsdaten. Das öffnet Missbrauch und Überwachung Tür und Tor. • Schutz unserer intimsten Daten: Es geht um hochsensible Daten, die den allerstärksten Schutz verdienen. Sie sind so wertvoll wie deine Gesundheit.
    2.026 von 3.000 Unterschriften
    Gestartet von Digitale Gesellschaft
  • Jamais Palantir à Forum EPFL
    En tant que futurxes ingénieurxes nous refusons de mettre nos compétences au service de la destruction, de travailler pour l'industrie de l'armement,  d'optimiser des systèmes de mort. Nous nous opposons aux logiques de domination et de profit, et construisons un monde plus juste plutôt que de perpétuer les inégalités.
    753 von 800 Unterschriften
    Gestartet von ELP - Étudiantxes Lausannoisxes Pacifiques
  • Gute Wohnungen aus den 1980er Jahren in Zürich-Witikon nicht aus Renditegründen abreissen!
    Die Siedlung hat eine hohe Qualität, innenräumlich, aussenräumlich und sozial. Die Bauform mit den grossen Satteldächern vermittelt gut zur angrenzenden Landschaft und passt zur umliegenden Bebauung und nach Witikon. Die geplante Bebauung mit vier Geschossen plus Attika hat keine dieser Qualitäten und wäre Allerweltsarchitektur am sensiblen Ort. Nachhaltigkeit ist in aller Munde und wird in den Broschüren von Stadt und Versicherung deutlich vertreten. Ein solches Abbruchprojekt für eine funktionierende Siedlung widerspricht ihr diametral. Soziale Zusammenhänge würden zerstört, intakte bauliche Substanz grundlos vernichtet und ökonomisch funktionierende Mietverhältnisse zugunsten eines höherpreisigen Investments aufgegeben. Einige Bewohner:innen wohnen schon seit der Eröffnung 1981 in dieser Siedlung. Ebenso haben hier viele Familien bezahlbare, schöne und ruhige Wohnungen gefunden und schätzen die Qualität und den Ort in Witikon. Kinder und Erwachsene sind in der Umgebung mit Schulen, Vereinen etc. verwurzelt. Wohnungen mit einem ähnlichen Preis-Leistungs-Verhältnis sind für die gekündeten Familien in Witikon und in Zürich kaum zu finden.  Wir fordern, dass die Versicherung und die Stadt ihrer Verantwortung und ihren eigenen Massstäben gerecht werden und das Projekt in dieser Form aufgeben.
    415 von 500 Unterschriften
    Gestartet von Sven in Witikon