• Aufruf zur Wahrung der humanitären Tradition der Schweiz
    Mehrere konkrete Fälle belegen, dass es sich nicht um bedauerliche Einzelfälle handelt, sondern um eine erschreckende Routine, einige Beispiele: • Der Fall «Alan» Ein warnendes Schicksal: Alan engagierte sich in der Türkei politisch für eine kurdische Partei. Das Schweizer Bundesverwaltungsgericht behauptete, seine Furcht sei «offensichtlich unbegründet». Die Folge: Nach seiner Ausschaffung wurde Alan direkt am Flughafen in der Türkei verhaftet. Er sitzt heute wegen angeblicher «Terrorunterstützung» im Gefängnis. (1) • Der Fall Bahar Yalçınkaya und ihre Kinder: Die politische Aktivistin Bahar Yalçınkaya floh mit ihren Kindern in die Schweiz. Trotz unbestreitbarer Risiken für die Familie droht ihnen die Ausschaffung. (2) • Der Fall Ahmed Azad Çağan: Der kurdische Journalist flüchtete vor Verfolgung in die Schweiz. Anstatt Schutz zu erhalten, wurde er in Basel in Ausschaffungshaft genommen – entgegen massiver Warnungen internationaler Menschenrechtsorganisationen. (3) • Der Fall Perihan Kaya: Der kurdischen Journalistin droht die Abschiebung nach Kroatien (Dublin-Staat). Organisationen wie Reporter ohne Grenzen (RSF) warnen vor einer Kettenabschiebung in die Türkei, wo ihr jahrelange Haft droht. (4) Zusammen mit mindestens (5) elf weiteren von der Schweizerischen Flüchtlingshilfe (SFH) und den Demokratischen Juristinnen Schweiz (DJS)* dokumentierten Fällen zeigt sich: Wer wegen kritischer Äußerungen oder politischer Arbeit gesucht wird, erhält in der Schweiz kaum mehr Schutz. Da die nationalen Instanzen versagen, richten wir unsere Forderungen an den UN-Menschenrechtsrat sowie das UNHCR. Handeln wir zusammen für den Schutz der Menschenrechte! Setzen wir gemeinsam ein starkes Zeichen für die humanitäre Tradition unserer Schweiz. Ich danke Ihnen herzlich für Ihre Aufmerksamkeit und Ihren Einsatz. Bitte unterzeichnen Sie diesen Appell an die UN und leiten Sie ihn an Freunde, Familie und Bekannte weiter. Quellen: • (1): srf.ch kurdische-asylsuchende von der schweiz abgewiesen in der Tuerkei inhaftiert • (2): 20min.ch schweiz schafft kurdin aus in istanbul wird sie sofort verhaftet • (3): ANF News menschenrechte/protest gegen geplante abschiebung von Ahmed Azad Cagan- • (4): Reporter ohne Grenzen Schweiz Der kurdischen Journalistin Perihan Kaya droht Gefängnis bei Rückführung durch die Schweiz impressum.ch Bundesverwaltungsgericht tadelt SEM: Ausschaffung kurdischer Journalistin zurückgewiesen • (5): ANF News Kurdische Aktivistin in der Schweiz von Abschiebung bedroht watson.ch 16 Polizisten für eine Familie: Zwangsausschaffung in Luzern sorgt für Kritik
    6.898 von 7.000 Unterschriften
    Gestartet von Peter Sutter
  • MAMA 13–23: ho partorito, la mia maternità deve essere riconosciuta
    Oggi, in Svizzera, quando un bambino muore nel grembo materno prima che la gravidanza raggiunga la 23ª settimana, la madre non beneficia di una tutela specifica legata alla maternità. Per avere il tempo necessario al proprio recupero, deve fare affidamento sulle disposizioni vigenti in caso di impedimento al lavoro e incapacità lavorativa. Il Consiglio federale conferma che, prima della 23ª settimana, un aborto spontaneo o il parto di un feto morto costituiscono un impedimento al lavoro ai sensi dell’articolo 324a CO. Eppure, a partire dalla 13ª settimana, la fine di una gravidanza può comportare un vero e proprio processo di parto: induzione del parto, contrazioni, nascita del bambino, espulsione della placenta, emorragie, interventi medici, montata lattea e recupero nel post-parto. A questa realtà fisica si aggiunge il lutto per il bambino: dirgli addio, talvolta organizzare il funerale e poi tornare a casa senza di lui. Una donna che perde il proprio bambino può quindi affrontare contemporaneamente il parto, il post-parto e il lutto. Eppure, per ottenere il tempo necessario al proprio recupero, deve oggi ricorrere a un’incapacità lavorativa. Il suo diritto a questo tempo di recupero può quindi dipendere dall’accertamento medico e dalla giustificazione di tale incapacità. Questa situazione può inoltre creare differenze significative tra le donne coinvolte, poiché la loro tutela dipende, tra l’altro, dalla situazione professionale, dalla copertura assicurativa e dalle disposizioni applicabili in caso di impedimento al lavoro e incapacità lavorativa. Due donne che hanno vissuto una situazione comparabile possono quindi beneficiare di tutele molto diverse. Una differenza giuridica difficile da comprendere In Svizzera, un figlio nato morto viene documentato nel registro dello stato civile se nasce senza segni di vita e presenta un peso di almeno 500 grammi oppure se la gravidanza è durata almeno 22 settimane complete. La normativa sullo stato civile distingue questi casi dagli infanti venuti al mondo privi di vita che non raggiungono tali soglie. Se però la gravidanza non ha ancora raggiunto la 23ª settimana, la madre non beneficia ancora della tutela specifica legata alla maternità prevista dopo un parto che dà diritto a tale protezione. Il Consiglio federale indica infatti che il congedo di maternità inizia, in caso di figlio nato morto, soltanto se la gravidanza è durata almeno 23 settimane. Queste soglie diverse possono creare situazioni particolarmente difficili da comprendere. È quello che è successo a me. Il mio bambino è morto nel mio grembo e l’ho partorito prima che la mia gravidanza raggiungesse la 23ª settimana. Soddisfaceva già i requisiti per essere documentato come figlio nato morto nel registro dello stato civile. La sua nascita senza vita è stata quindi ufficialmente documentata nel registro dello stato civile. Gli abbiamo dato un nome, gli abbiamo detto addio e lo abbiamo seppellito. Ma per me, sua madre, quel parto non dava ancora diritto a una tutela autonoma legata alla maternità. Per riprendermi dal parto, dal post-parto e dal lutto per mio figlio, ho dovuto fare affidamento su un’incapacità lavorativa attestata da un medico. Mio figlio era sufficientemente riconosciuto perché la sua nascita fosse documentata. Ma avevo partorito troppo presto perché la mia maternità desse diritto a una tutela propria. La mia storia mette in luce questa contraddizione in modo particolarmente evidente. MAMA 13–23 non riguarda però soltanto le madri il cui bambino soddisfa i requisiti per essere documentato nel registro dello stato civile. Molte donne il cui bambino muore a partire dalla 13ª settimana e prima della 23ª settimana di gravidanza devono anch’esse affrontare un parto, il post-parto e il lutto per il proprio bambino, senza beneficiare di una tutela specifica legata alla maternità e adeguata alla loro situazione. È questa realtà collettiva che chiediamo di riconoscere. Riconoscere questa maternità non significa stabilire una gerarchia tra le diverse forme di perdita della gravidanza. Ogni perdita merita rispetto e riconoscimento. MAMA 13–23 si concentra sul periodo a partire dalla 13ª settimana e prima della 23ª settimana di gravidanza perché è proprio in questo intervallo che esiste una lacuna particolare nell’attuale sistema di tutela. È ora di agire Nel quadro del postulato 23.3962, il Consiglio federale è incaricato di esaminare l’introduzione di un congedo pagato in caso di aborto spontaneo o di infante nato morto prima della 23ª settimana di gravidanza e di elaborare un rapporto in merito. Per preparare questi lavori, l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha commissionato uno studio che prende in esame, tra l’altro, i diritti previsti dalla legislazione vigente, i casi interessati, le possibili ripercussioni finanziarie e le soluzioni adottate in altri Paesi. Mentre questa questione viene esaminata a livello federale, vogliamo che la voce delle donne direttamente coinvolte venga ascoltata. Le firme di questa petizione dimostrano che una tutela adeguata a questa maternità non è una questione astratta. Corrisponde a una realtà vissuta oggi da donne in Svizzera. Anche all’estero esistono già modelli di questo tipo. In Germania, ad esempio, dal giugno 2025 è prevista una tutela della maternità graduata dopo un aborto spontaneo a partire dalla 13ª settimana di gravidanza: due settimane a partire dalla 13ª settimana, sei settimane a partire dalla 17ª e otto settimane a partire dalla 20ª. Questo esempio mostra che è possibile adattare la tutela allo stadio della gravidanza senza applicare automaticamente il normale congedo di maternità. Mio figlio è morto. Ho partorito. Non sono malata. La mia maternità deve essere riconosciuta.
    19 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Julia HK
  • Sichere Heimreise für Fussballfans – mehr SBB-Fanzüge auch nach späten Spielen!
    Fanzüge ermöglichen eine sichere, geordnete und bezahlbare Reise zu Auswärtsspielen. Fallen diese Verbindungen weg, müssen grosse Fangruppen auf reguläre Züge ausweichen. Dadurch werden diese überfüllt und das Risiko für Konflikte zwischen Fangruppen, anderen Reisenden und dem Zugpersonal steigt. Eigene Fanzüge entlasten den normalen Bahnverkehr, sorgen für eine bessere Planung und ermöglichen eine klare Trennung verschiedener Fangruppen. Davon profitieren nicht nur Fussballfans, sondern auch Familien, Pendlerinnen und Pendler sowie alle anderen Reisenden. Mit Deiner Unterschrift forderst Du SBB und SFL zum Handeln auf – und wir Fans setzen gemeinsam ein starkes Zeichen für sichere Fanreisen, gegenseitigen Respekt und Fanzüge wie früher. Jetzt unterschreiben und die Petition teilen!
    89 von 100 Unterschriften
    Gestartet von max muster
  • Mitsprache der Bevölkerung bei einem Betrag von CHF 500'000 aus öffentlichen Mitteln*
    Es geht um die Mitsprache der Bevölkerung bei einem Beitrag von CHF 500'000 aus öffentlichen Mitteln für die eigenständige Organisation "Airport Gstaad" zur Anschaffung eines neuen Löschfahrzeuges
    100 von 200 Unterschriften
    Gestartet von Jürg Neuenschwander
  • Contre les procédures-bâillon: soutien au député genevois Sylvain Thévoz!
    Dans un contexte international de plus en plus polarisé et inquiétant, il devient difficile de rester silencieux face aux crimes dont nous sommes depuis bientôt trois ans les témoins au Proche-Orient. Il est tout aussi nécessaire de défendre, ici en Suisse, celles et ceux qui s’élèvent contre ces crimes et refusent que leur solidarité avec le peuple palestinien soit disqualifiée ou assimilée à de l’antisémitisme.  Le député genevois Sylvain Thévoz est aujourd’hui poursuivi en justice par la CICAD, qui l'accuse d' "atteinte à la personnalité". Au-delà de sa personne et des désaccords politiques que l’on peut avoir (ou ne pas avoir) avec Sylvain Thévoz, notre appel défend quelques principes simples :  • la liberté du débat démocratique,  • le combat contre l’antisémitisme et toutes les formes de racisme,  • le droit de prendre publiquement la défense des Palestiniens sans être disqualifié pour cela,  • et le refus de faire des tribunaux un instrument de pression dans le débat politique.
    1.903 von 2.000 Unterschriften
    Gestartet von Jacob Berger
  • STOP AU PROTOXYDE D'AZOTE EN VENTE LIBRE
    Exposé des motifs Le protoxyde d’azote, aussi appelé gaz hilarant, se vend librement. Pourtant, il est massivement détourné, surtout par les 15-25 ans, pour se droguer. L’effet dure quelques secondes. Les dégâts, eux, peuvent durer toute une vie.  Les chiffres parlent d’eux-mêmes : • Aux Pays-Bas : 63 morts et 362 blessés dans des accidents liés à ce gaz entre 2019 et 2021. • En France : plus de 450 incidents graves en 2025, avec une hausse claire de la mortalité sur les routes. • Dans 8 cas sur 10, les jeunes hospitalisés souffrent de graves troubles neurologiques : maladies cardiovasculaires, paralysies, perte d’équilibre, fourmillements, perte de sensibilité qui sont bien souvent définitifs, voire peut entraîner la mort. Ce gaz attaque la vitamine B12 et endommage la moelle épinière et les nerfs. Résultat : des jeunes se retrouvent handicapés, parfois pour toujours. Les hospitalisations sont longues, la rééducation lourde, et les coûts pour la collectivité importants. Les plus vulnérables ? Les adolescents et jeunes adultes. Leur cerveau est encore en développement. Plus ils consomment (surtout en bonbonnes), plus le risque de séquelles permanentes augmente. Et comme ce gaz disparaît très vite du sang, il est difficile à détecter. À Genève, le problème n’est plus théorique. Des bonbonnes sont retrouvées dans le lac. La police alerte sur des conducteurs sous influence. La motion M 2985, adoptée à l’unanimité en mai 2024, et les rapports de la commission de la santé (M 2985-A) et du Conseil d’État (M 2985-B) ont clairement reconnu la réalité du phénomène et proposé un plan d’action en quatre axes. Pourtant, l’accès reste trop facile. Pendant ce temps : • Bâle-Ville a interdit le gaz toxique hilarant, avec le soutien du Tribunal fédéral. • La France durcit fortement sa législation. • Les Pays-Bas ont presque tout interdit. • L’Allemagne protège strictement les mineurs. Genève ne peut plus rester en retrait. La santé des jeunes ne peut pas être sacrifiée à un vide juridique et à un produit trop facilement accessible.   L’Association ATHENA MILLENIUM demande aux autorités genevoises d’agir sans délai.   Pétition lancée à Genève, le 13 septembre 2026
    555 von 600 Unterschriften
    Gestartet von Anaïs Jessica LOULI
  • Stoppt eine weitere Renditemaximierung der UBS! Erneut bangen 300 Menschen um ihr Zuhause
    Wenn mehr als 300 Menschen ihr Zuhause verlieren, zerstört das ihre gewachsene Nachbarschaft und den sozialen Zusammenhalt im Quartier. Die sozialen Folgekosten tragen die Betroffenen, das Quartier und letztlich auch die Stadt Zürich. Der soziale Frieden droht zu kippen. Viele von uns prägen und gestalten das Quartierleben durch diverse ehrenamtliche Engagements wie nachbarschaftliche Unterstützung, Mitwirken in Sportvereinen, in Vorständen der nahen Quartiervereine, im O.K. des Seefeldfestes, im O.K. des Vereins Wild, auf dem Quartierhof Wynegg, im Quartiertreff Hirslanden, in der Kirchgemeinde Balgrist, bei Ferienangeboten für Kinder aus dem Quartier, in Naturschutzgruppen und sehr vieles mehr. Wir wollen hier wohnen bleiben und uns weiterhin für unsere schöne Siedlung und unser lebendiges Quartier engagieren. Und dafür brauchen wir hier bezahlbaren Wohnraum.  Vielen Dank, dass du uns mit deiner Unterschrift unterstützt! Links: • Programm Wohnen des Stadtrats • Stadtratsbeschluss 10. Juni 2026 Dringliche Schriftliche Anfrage betr. Kündigungen Im Walder / Niederhofenrain in Riesbach • 2. Dringliche Schriftliche Anfrage von Mischa Schiwow, die Antwort des STR ist noch pendent • Recht auf bezahlbaren Wohnraum
    7.610 von 8.000 Unterschriften
    Gestartet von 8008 - Im Walder
  • Stop fueling the climate crisis with our pensions!
    DE: Der Hitzesommer 2026 hat es erneut auf tragische Weise verdeutlicht: Die Klimakrise ist schon längst ein medizinischer Notfall. Die durch fossile Energien verursachte extreme Hitze forderte mehr als 35’000 Leben in Europa und überforderte Gesundheitssysteme und Notfälle, auch in der Schweiz. Das Absurde: Während wir Pflegenden, Ärzt:innen und weitere Gesundheitsfachpersonen während den Extremtemperaturen versuchten, uns um dehydrierte, dekompensierte Patient:innen zu sorgen, investierten unsere Pensionskassen (PKs) unsere Gelder weiter in klimaschädliche Bereiche.  Diese Gelder, die eigentlich unsere Sicherheit und Wohlergehen im Pensionsalter sichern sollten, werden durch die PKs jedoch weiterhin in fossile Energien investiert,  entgegen jeglichem internationalen wissenschaftlichen Konsens und Warnungen der Weltgesundheitsorganisation. Während gewisse PKs in der Schweiz schon längst vorzeigen, wie die Transition zu umwelt- und gesundheitsfreundlichen Investitionen gelingen kann, hinkt ein Grossteil der Schweizer PKs hinterher und gefährdet damit die Leben von jetzigen und künftigen Generationen.  Das können wir, Gesundheitsfachpersonen aus der ganzen Schweiz, nicht hinnehmen. Als Angestellte können wir nicht entscheiden, in welche PK unsere Altersvorsorge fliesst. Die PKs jedoch können wählen, wie sie unser Geld investieren und ob sie damit weiterhin die Zerstörung unserer Umwelt befeuern, oder ob sie in eine nachhaltige, wünschenswerte Zukunft investieren. Das seit 2025 geltende Schweizer Klima- und Innovationsgesetz soll sicherstellen, dass der Finanzplatz einen wirksamen Beitrag zu einer klimaverträglichen Entwicklung leistet. Es ist höchste Zeit, dass die OAK BV und die PKs aktiv ihren Beitrag dazu leisten und nicht weiterhin die Verantwortung von sich wegschieben. Wir unterstützen die schweizweiten Proteste für Klima- und Hitzeschutz vom 19. und 25. September 2026 und laden unsere Kolleg:innen dazu ein, diesen Aufruf zu unterzeichnen, zu teilen und auf die Gesundheitsgefährdung der Klimakrise aufmerksam zu machen.  Hier findest du alle Infos, wie du dich weiter engagieren kannst – inklusive einer Vorlage, die du direkt deiner PK oder Bank schicken kannst!  *** FR: Les canicules de l’été 2026 l’ont une nouvelle fois démontré de manière tragique: la crise climatique est depuis longtemps déjà une urgence sanitaire. La chaleur extrême provoquée par les énergies fossiles a coûté la vie à plus de 35’000 personnes en Europe et a mis à rude épreuve les systèmes de santé et les services d’urgence, y compris en Suisse. Ce qui est absurde, c’est que tandis que nous, soignant·e·s, médecin·e·s et autres professionnel·le·s de santé, tentions de prendre en charge des patient·e·s déshydraté·e·s ou en état de décompensation pendant ces températures extrêmes, nos caisses de pension (CdP) continuaient d’investir notre argent dans les domaines néfastes au climat.  Ces fonds, qui devraient en réalité garantir notre sécurité et bien-être à l’âge de la retraite, continuent d’être investis par les CdP dans des énergies fossiles, au mépris de tout consensus scientifique international et des avertissements de l’Organisation Mondiale de la Santé. Alors que certaines CdPs en Suisse montrent depuis longtemps l’exemple pour réussir la transition vers des investissements respectueux de l’environnement et de la santé, la plupart des CdP suisses sont à la traîne, mettant en danger la vie des générations actuelles et futures. Nous, professionnel·le·s de santé de toute la Suisse, ne pouvons plus l'accepter. En tant qu’employé·e·s, nous ne pouvons pas choisir les CdP dans lesquelles sont versées nos cotisations de retraite. C’est donc aux CdP de choisir la manière dont elles investissent notre argent, et ainsi décider si elles souhaitent continuer à contribuer à la destruction de notre environnement, ou bien à investir dans un avenir durable et désirable. La loi suisse sur le climat et l'innovation, en vigueur depuis 2025, vise à garantir que la place financière contribue efficacement à un développement respectueux du climat. Il est grand temps que la CHS PP et les CdP y contribuent activement et cessent de se décharger de leurs responsabilités. Nous soutenons les manifestations nationales “Pas d’été à 50 degrés!” des 19 et 25 septembre 2026 et invitons nos collègues à signer cet appel, à le partager et à sensibiliser le public aux risques sanitaires liés à la crise climatique. Tu trouveras ici toutes les informations nécessaires pour t'engager plus, y compris un modèle de lettre que tu peux envoyer directement à ta CdP ou ta banque! *** Annex: Nachhaltigkeits-Ranking der PKs im Gesundheitsbereich / Classement de durabilité des CdP du secteur de la santé (investment capital of ca. 60 Mrd. CHF) ***  Erstunterzeichner*innen/ Premiers signataires: Bernhard Aufdereggen, Präsident der Ärztinnen und Ärzte für Umweltschutz Samia Hurst-Majno, Médecin & éthicienne, Genève Tanja Krones, Leitende Ärztin & Medizinethikerin, Zürich Valérie D'Acremont, Médecin-cheffe, Lausanne Philippe Conus, Professeur & psychiatre, Lausanne Johanna Sommer, Professorin Medizinische Fakultät, Genf Federico Mazzola, Oberarzt, Uster Bea Albermann, Assistenzärztin, Bern  Estelle Delamare, Médecin assistante, Genève Léo Peterschmitt, Master en médecine humaine, Genève Alexandre Dupraz, Oberarzt, Bern Andreas Rusch, Leitender Arzt, Wetzikon Thilo Gwerder, Assistenzarzt, Bern Angeline Buser Assistenzärztin, Bern Karin Michaelis, Médecin généraliste, Lausanne Patrick Hetzel, Kinderarzt, Riehen Andrea Warthmann, Assistenzärztin, Graubünden Iris Warthmann, Unterassistenzärztin, Aarau Flavio Locher, Unterassistenzarzt, Aarau Julia Hüllstrung, Unterassistenzärztin, Allschwil Selina Randegger, Assistenzärztin Rheinfelden Salim Abdelhamid, Stv. Oberarzt, Baden Mirjam Arn, Hausärztin, Bern Hanna Fischer, Assistenzärztin, Visp Anja Jost, MSc Humanmedizin, Bern Sophia Plum, Assistenzärztin Thun Pauline Cottet, Assistenzärztin, Fribourg  Nina Emery, Médecin & chercheuse, Lausanne Sara Andresen, Assistenzärztin, Chur Janina Schlag, Kinderärztin, Kreuzlingen Gregor Buggle, Kinderarzt, Zürich & Basel Anna Steppacher, Kinderärztin, Zürich Ilias Kaufmann, Psychologe, Lausanne Laura Münst, Fachärztin, Zürich Manuel Dupont, Chef de clinique, Fribourg Philipp Beck, Assistenzarzt, Zug Noemi Sablonier, Assistenzärztin, Zug Cornel Wick, Hausarzt, Winterthur Nils Hohmuth, Postdoktorand & Assistenzarzt, Zürich Benjamin Sticher, Kinderarzt, Bern
    7.261 von 8.000 Unterschriften
    Gestartet von Swiss health workers
  • Monopattini elettrici: regole, responsabilità e controlli ORA.
    Probabilmente è capitato anche a te. Stai camminando tranquillamente su un marciapiede e improvvisamente un monopattino elettrico ti passa accanto. Oppure ne incontri uno contromano, qualcuno che viaggia in due sullo stesso mezzo, magari con il telefonino in mano. A volte sono ragazzi molto giovani. Altre volte sono adulti che semplicemente ignorano le regole. Non significa che tutti coloro che utilizzano un monopattino si comportino così. Assolutamente no. Moltissime persone li utilizzano correttamente e responsabilmente. Ed è proprio per loro, oltre che per pedoni, ciclisti e automobilisti, che credo sia arrivato il momento di affrontare seriamente la questione. I NUMERI CI DICONO CHE NON È SOLTANTO UNA SENSAZIONE Nel 2025 in Svizzera sono stati registrati 911 incidenti con coinvolgimento di monopattini elettrici. 730 utenti sono rimasti infortunati. 152 hanno riportato ferite gravi. 3 persone sono morte. E negli incidenti con monopattini elettrici sono stati registrati anche casi di coinvolgimento di pedoni. In soli quattro anni, dal 2021 al 2025, il numero degli incidenti con coinvolgimento di monopattini elettrici è passato da 376 a 911. Un aumento di oltre il 140%. Anche il Ticino non è rimasto immune. Tegna, luglio 2025: un 37enne cade con il monopattino elettrico e riporta gravi ferite. Breganzona, gennaio 2026: un 65enne perde il controllo del monopattino; le ferite vengono giudicate tali da metterne in pericolo la vita. Bellinzona, febbraio 2026: un 36enne cade e riporta gravi ferite. Cadenazzo, settembre 2026: un 30enne cade sul piazzale della stazione e riporta ferite tali da metterne in pericolo la vita. Non citiamo questi episodi per attribuire colpe alle persone coinvolte. Li citiamo perché dimostrano una cosa molto semplice: UN MONOPATTINO ELETTRICO NON È UN GIOCATTOLO. Può essere un mezzo pratico, intelligente e sostenibile. Ma rimane un mezzo che circola nello spazio pubblico e che, in caso di incidente, può provocare conseguenze molto serie. ALCUNE REGOLE ESISTONO GIÀ E questo è forse uno degli aspetti più importanti della campagna. In Svizzera un monopattino elettrico non può semplicemente fare qualsiasi cosa. Non può circolare sui marciapiedi. È progettato per essere utilizzato da una sola persona. Per utilizzarlo sulle aree pubbliche bisogna avere almeno 14 anni e, tra 14 e 15 anni, è necessaria la licenza di categoria M. Eppure continuiamo troppo frequentemente ad assistere proprio a questi comportamenti. Per questo non chiediamo soltanto nuove leggi. Chiediamo che vengano fatte rispettare quelle che esistono già. Perché una regola che nessuno fa rispettare serve a ben poco. MA ESISTONO ANCHE DOMANDE A CUI LA POLITICA DEVE RISPONDERE Oggi il casco per un normale monopattino elettrico è ancora raccomandato, ma non obbligatorio. Dai 16 anni una persona può iniziare a circolare con questo mezzo senza dover dimostrare di conoscere le regole fondamentali della circolazione. Non esiste per questa categoria un normale sistema di identificazione del mezzo. E vogliamo capire se l'attuale sistema di responsabilità civile garantisca una protezione sufficiente alle eventuali vittime. Sono domande legittime. E qualcosa finalmente si sta muovendo. Anche in Gran Consiglio ticinese Andrea Sanvido e Omar Balli, insieme a Sem Genini, Alessandro Mazzoleni, Raffaella Zucchetti, Stefano Quadri e Mauro Minotti, hanno recentemente portato il problema all'attenzione del Consiglio di Stato. È un segnale positivo. Ma non vogliamo che tutto finisca con qualche domanda, qualche risposta e poi il silenzio. QUESTA NON È UNA GUERRA CONTRO I MONOPATTINI Voglio essere molto chiaro. Non voglio vietare i monopattini elettrici. Non sono contrario alla mobilità elettrica. E non credo che chi utilizza un monopattino sia automaticamente irresponsabile. Al contrario. Credo che la micromobilità possa avere un ruolo importante nella mobilità del futuro. Ma proprio perché questi mezzi sono destinati a rimanere sulle nostre strade, dobbiamo trovare il modo di farli convivere in sicurezza con pedoni, bambini, anziani, persone con disabilità, ciclisti, automobilisti e trasporto pubblico. La strada è di TUTTI. E libertà e responsabilità devono viaggiare insieme. PERCHÉ FIRMARE? Perché non vogliamo aspettare che il prossimo incidente grave riapra per qualche giorno la discussione. Perché vogliamo sapere quanti controlli vengono realmente effettuati. Perché vogliamo che i mezzi modificati vengano individuati. Perché vogliamo che i marciapiedi tornino a essere spazi sicuri soprattutto per le persone più vulnerabili. Perché vogliamo che la Confederazione valuti seriamente casco, identificazione, responsabilità civile e conoscenza delle regole. E perché vogliamo finalmente una risposta molto semplice dalla politica: CHI DEVE FARE COSA? E SOPRATTUTTO: ENTRO QUANDO? Questa petizione nasce da una discussione tra cittadini. Adesso possiamo trasformarla in qualcosa di concreto. Ogni firma aggiunge una voce. 100 firme possono essere ignorate più facilmente di 1'000. 1'000 più facilmente di 5'000. E più saremo, più sarà difficile rispondere semplicemente: “Vedremo.” Non aspettiamo di dover dire ancora una volta: “Bisognava intervenire prima.” LA PREVENZIONE SI FA PRIMA DELL'INCIDENTE. Se anche tu vuoi una mobilità moderna, sostenibile ma soprattutto responsabile e sicura, firma questa petizione e condividila. Portiamo insieme questa richiesta dal Ticino fino a Berna. DALLE PAROLE AI FATTI. 🛴✍️🇨🇭
    289 von 300 Unterschriften
    Gestartet von Patric Käslin
  • « Pour une assurance obligatoire des soins cantonale, solidaire, transparente et efficiente » ?
    Initiative populaire fédérale visant à modifier la Constitution fédérale P.S: Si vous avez des demandes,concernant les articles de cette campagne,veuillez m'envoyer un email, et je me ferais un plaisir de vous répondre. Cordialement.
    5 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Claude Jérôme H.
  • Area sgambamento cani completamente recintata a Bellinzona
    La mancanza di aree o piccoli parchi recintati comporta difficoltà per i proprietari e potenziali conflitti con altri cittadini. Inoltre non rispetta i bisogni del cane.  Per legge (in Ticino) il cane va tenuto sempre ed ovunque al guinzaglio. Un’area recintata permetterebbe di garantire sicurezza, igiene e rispetto delle normative, il cane potrebbe avere la possibilità di appagare il suo bisogno di correre libero e sfogare la sua energia ed il proprietario dal canto suo potrebbe decidere se da solo o in compagnia e di scegliere con quali cani farlo interagire e con quali no. Ogni proprietario di un cane paga una tassa annuale che da quest’anno è salita da Fr. 70.—a Fr. 120.--. Stimiamo che circa la metà del ricavato serva per la distribuzione dei sacchetti per le deiezioni, smaltimento e svuotamento dei cestini.   
    59 von 100 Unterschriften
    Gestartet von Nadia Sperandii
  • F-35: Vertrag kündigen, Volk neu entscheiden lassen!
    Die Stimmbevölkerung hat am 27. September 2020 den Bundesbeschluss über die Beschaffung neuer Kampfflugzeuge mit 1'605'700 Ja gegen 1'597'030 Nein angenommen. Der Beschluss legt einen Finanzierungsrahmen von höchstens 6 Milliarden Franken fest (Preisstand Januar 2018). Typ und Anzahl der Flugzeuge sollte der Bundesrat später bestimmen. Am 30. Juni 2021 gab der Bundesrat den Typenentscheid für 36 F-35A bekannt. Das VBS erklärte am 31. August 2021, die Offerte und die darin offerierten Zahlen seien verbindlich, und am 26. November 2021, die Beschaffungskosten von 5,068 Milliarden Franken lägen klar im Finanzvolumen von 6 Milliarden Franken, das die Stimmbevölkerung beschlossen habe. Gemäss dem Bericht der GPK-N empfahl die beigezogene Anwaltskanzlei bereits im Oktober 2021, eine amerikanische Kanzlei beizuziehen, weil unklar war, ob amerikanisches Recht dem Vertrag vorgeht. Diese Empfehlung wurde nicht umgesetzt. 2022 hielt die Eidgenössische Finanzkontrolle fest, dass keine absolute Rechtssicherheit bezüglich eines Festpreises im Sinne eines Pauschalpreises nach schweizerischem Recht bestehe. Armasuisse lehnte die Empfehlung ab. Im September 2022 genehmigte das Parlament den Verpflichtungskredit. Am 19. September 2022 unterzeichnete der Bund den Vertrag mit den USA. Am 20. September 2022 zog das Komitee die Volksinitiative «Stopp F-35» zurück, weil eine Abstimmung vor der Vertragsunterzeichnung nicht mehr möglich war. Im August 2024 erhielt Armasuisse erste informelle Hinweise auf Mehrkosten. Am 24. Februar 2025 teilten die USA schriftlich mit, der Fixpreis beruhe auf einem Missverständnis. Der Gesamtbundesrat wurde im März 2025 informiert, die Öffentlichkeit am 25. Juni 2025. Die USA nannten Mehrkosten von 650 Millionen bis 1,3 Milliarden US-Dollar. Am 10. März 2025 hatte der Bundesrat dem Nationalrat mitgeteilt, die Schweiz könne den Vertrag bis zur Lieferung jederzeit kündigen. Eine Konventionalstrafe sei nicht vorgesehen, die bis dahin entstandenen Kosten müsste die Schweiz tragen. Am 12. Dezember 2025 beschloss der Bundesrat, am F-35 festzuhalten und weniger als 36 Flugzeuge zu beschaffen. Am 6. März 2026 beantragte er dem Parlament einen Zusatzkredit von 394 Millionen Franken für voraussichtlich 30 Flugzeuge. Er begründet ihn mit der Teuerung seit dem Preisstand 2018 und sieht das Kostendach damit eingehalten. Der Ständerat hat den Zusatzkredit am 16. Juni 2026 genehmigt, der Nationalrat behandelt ihn am 15. September 2026. Am 8. September 2026 hat die Geschäftsprüfungskommission des Nationalrats ihren Bericht «Fixpreis F-35A» veröffentlicht. Sie stellt fest, dass kein pauschaler Fixpreis mit den USA vereinbart wurde, und kann nicht nachvollziehen, warum das VBS den pauschalen Fixpreis gegenüber dem Parlament und der Öffentlichkeit so absolut vertreten hat. Zur Verhandlungsorganisation schreibt sie: «In einzelnen Phasen fehlte sogar die elementarste Form der Aufsicht, konkret ein einfaches Vieraugenprinzip.» Der Bericht hält auch fest, dass mit dem knappen Ja an der Urne aus politischer Sicht ein klares Kostendach festgelegt wurde. Statt des eigenen Rechtsdienstes beauftragte das VBS für den F-35-Vertrag die Zürcher Anwaltskanzlei Homburger. Die GPK-N hält fest, dass der interne Rechtsdienst dadurch faktisch ausgeschlossen war. Laut Recherchen des Tages-Anzeigers vom August 2025 zahlte das VBS Homburger seit 2021 rund 2,5 Millionen Franken für rund zehn Mandate, davon mehrere hunderttausend Franken für den F-35. Nur eines dieser Mandate erschien auf der öffentlichen Beschaffungsliste des Bundes, obwohl Aufträge über 50'000 Franken publiziert werden müssen. Das F-35-Mandat wurde nach Medienberichten freihändig vergeben, unter Berufung auf die innere und äussere Sicherheit. Das Parlament hat den Kauf 2022 auf der Grundlage eines Fixpreises bewilligt, den es nie gab. Die Stimmbevölkerung hat 2020 über einen Rahmen entschieden, nicht über diesen Kauf. Die GPK-N hat die Mängel beschrieben, aber keine Kompetenz, Verantwortung durchzusetzen. Wer die Beschaffung auf eine saubere Grundlage stellen will, lehnt den Zusatzkredit ab, kündigt den Vertrag, evaluiert neu, legt den Entscheid dem Volk vor und lässt die Vorgänge durch eine Parlamentarische Untersuchungskommission aufarbeiten.
    4.253 von 5.000 Unterschriften
    Gestartet von Patrick Tributsch